Martedì, 22 Giugno 2021
Economia Piazza della Loggia

Loggia, in due anni tagli del 37% alla cultura e dell'11% al sociale

E' quanto emerge dall'approvazione del rendiconto consultivo di bilancio. Ieri, ultimo giorno utile per l'approvazione, in tutta Italia i Consigli Comunali hanno votato compatti. Succede anche a Brescia, senza alcun intoppo

Con il voto compatto della maggioranza e quello contrario dell’opposizione anche il Comune di Brescia ha definitivamente approvato il rendiconto di bilancio per il 2012, con apposito Consiglio Comunale nel tempo limite che la legge prevedeva, la data topica del 29 aprile 2013 che ha coinvolto bene o male tutti i Comuni, grandi o piccoli che siano, dell’Italia alle prese con la nuova linea dei conti all’europea, tra Patto di Stabilità e pareggio di bilancio, o il costituzionale fiscal compact che anticipa tra l’altro anche l’aumento dell’IVA. Nessuna rivolta politica ovviamente, tanto meno a Brescia e tanto meno a due passi dalle elezioni comunali di maggio, proprio quelle delle 25 liste e dei 10 candidati sindaco, per un totale di 680 aspiranti consiglieri.

Un Comune che, a detta dei tecnici nella penultima Commissione sul bilancio del marzo scorso, in realtà ha mantenuto un non so che di virtuoso, almeno nei termini della nuova contabilità sperimentale, quasi 50 milioni di avanzo contabile rientranti però in quei fondi che non vanno usati, e dunque il vero avanzo altro non è che zero. “Non va dimenticato l’impegno profuso nella realizzazione del MetroBus”, ha spiegato il sindaco Paroli nella sua introduzione, un impegno che a conti e carte alla mano significa un aumento della spesa corrente per infrastrutture e mobilità (rispetto al 2010) che arriva a sfiorare i 20 milioni di euro, 45 milioni in totale e con una previsione di crescita già accertata.

Tra le (poche) spese in crescita si registrano le “funzioni nel settore sportivo e ricreativo” e quelle relative alla giustizia, ma nei termini riduttivi di poco più di un mezzo milione complessivo. In calo praticamente tutto il resto, in termini meramente numerici sembra vincere la funzione sociale, in due anni l’11% in meno ovvero 5,16 milioni di euro, mentre non ha rivali il taglio alle funzioni culturali, 37% in meno e più di 6 milioni tondi. Nel complesso, come detto da una invece spesso silenziosa opposizione, il primo affondo gia' nel corso dell'ultima Commissione Bilancio, “il dato in relazione al programma è davvero sconcertante”, poi l'ultima stoccata, nell'ultimo Consiglio Comunale, "in cinque anni solo vane promesse, e mai mantenute, cinque anni che valgono come un disastro combinato".

Ma, aveva a suo tempo ammonito il direttore generale Alessandro Triboldi, “la crisi economica ha agito come uno tsunami e ha messo a soqquadro tutte le nostre assodate abitudini”. Le entrate correnti invece crescono, ed ecco qui il freddo calcolo contabile che fa di Brescia un Comune virtuoso, dal 2010 ad oggi di circa 26,8 milioni di euro, fino a sfiorare i 292 milioni complessivi. Spulciando i vari titoli si nota pero' l’exploit delle entrate tributarie, per dirla tutte le tasse, comprensive di IMU (che vale quasi il doppio del vecchio ICI) e addizionale IRPEF (quasi 15 milioni di euro), mentre tra i trasferimenti scende nettamente il peso statale e si triplicano invece gli interventi regionali, oggi a quota 18 milioni.

Ma il Consiglio Comunale è tutt’altro che scienza economica, è soprattutto politica. Impossibile allora non commuoversi di fronte ai tanti saluti, definitivi o quasi, dei vari Bragaglio o Trebecchi, oppure ancora Andrea Arcai che però ci consola subito, “mi prendo solo un anno sabbatico”.

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