Azienda in vendita dopo il concordato, più di 250 operai a rischio

Destino incerto per i lavoratori della Stefana di Montirone e Nave: dopo il concordato l'azienda vende, ma le prospettive non sono buone. Sono 260 gli operai a rischio: il sindacato annuncia battaglia

“Non accetteremo i licenziamenti”. All'ultimatum dell'azienda, la scadenza per i bandi di cessione dei rami Stefana a Montirone e Nave, risponde l'ultimatum dei sindacati, della Fiom. “Non accetteremo i licenziamenti”: le parole del segretario Francesco Bertoli, quando manca davvero pochissimo – il termine è lunedì a mezzogiorno – proprio per la scadenza dei bandi di cessione dei rami d'azienda Stefana in concordato preventivo.

Vento di tempesta sulle fabbriche bresciane a “marchio” Stefana. In ballo ci sono ben 260 lavoratori, alle prese (per ora) con la cassa integrazione, e ad alto rischio per quanto riguarda la procedura di mobilità, se appunto non ci saranno proposte d'acquisto “utili” per i bandi di cessione di cui sopra.

Sarà battaglia. Anche istituzionale: i sindacati avrebbero già chiesto a Provincia e Regione una deroga di 90 giorni alla cassa integrazione per i lavoratori non ancora ricollocati. Sono 260 a rischio: di questi, forse, una settantina verrebbero “acquisiti” dall'Alfa Acciai di San Polo, interessata allo stabilimento di Montirone.

Più incerto il destino della fabbrica di Nave: ne restano ancora 190. Sarà battaglia. Gli operai “a rischio” hanno già dichiarato di essere pronti a bloccare le merci. Qualcun altro suggerisce addirittura l'occupazione.

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