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Brescia la «povera»: redditi 10.000 euro sotto la media lombarda

I dati delle dichiarazioni dei redditi sembrano non lasciare adito ad alcun dubbio: crollo dei consumi, crollo delle entrate fiscali e del PIL pro capite. Ma incrociando i dati emerge una falla strutturale, l'evasione fiscale

Cellatica mantiene salda la sua prima posizione, mentre Collebeato sorprende tutti e si piazza al secondo posto. Come nelle ultime ‘uscite’, i paesi della Valtenesi e del Basso Garda invece si spintonano per il podio, ci sono quasi tutti nella top ten, da Soiano a Padenghe, e poi Desenzano e Salò. Niente male neanche la Franciacorta, e la circostante zona del Sebino: nei primi 20 infatti non mancano Iseo e Passirano, Gussago e Rodengo Saiano, Monticelli Brusati.

Niente campionato rionale o provinciale. Sono i numeri bresciani delle dichiarazioni dei redditi medi, il reddito pro capite che torna utile per comprendere e accertare lo stato di salute di un Paese intero. Calo generalizzato, almeno in termini percentuali, anche Cellatica con 26268 euro a testa mantiene il primo posto ma perde oltre il 10%, saltano all’occhio poi Polpenazze a -14%, Odolo a -13,5%, Padenghe a -13,7%.

In fondo alla classifica, per ovvie motivazioni legate al numero (e all’età) degli abitanti, i paesi di Capovalle e Valvestino, Tignale e Magasa; quest’ultimo proprio chiude la graduatoria con un reddito medio che raggiunge a malapena i 13230 euro. La media ‘reale’, dei quasi 200 Comuni bresciani, si attesta ad un globale -11%, per circa 20260 euro pro capite.

Ovvio, c’è differenza tra dichiarazioni dei redditi e PIL pro capite, almeno le statistiche cercano di coprire i ‘buchi neri’ che lo  Stato italiano concede ai tanti furbetti, per sua stessa natura e per un ritardo strutturale mai coperto dagli anni ’60 ad oggi. E dunque non c’è da stupirsi se anche (e soprattutto) nella operosa Brescia, dove il lavoro dipendente ha patito un calo concentrico, la media sia di ‘soli’ 20260 euro, a fronte di una nazionale pari a 25300 euro.

Forse Brescia è una Provincia affamata, in effetti l’Istat un campanello d’allarme lo aveva lanciato, crescono le richieste d’aiuto ma allo stesso tempo le vendite dei SUV. E se la media del Belpaese ruota sulla citata quota dei 25mila, il PIL pro capite lombardo raggiunge e supera i 30mila euro.

Tutti lo sanno ma nessuno lo dice: l’evasione fiscale, anche nel Nord del celodurismo e delle belle parole, sta assumendo proporzioni sì da Mediterraneo del sud. Altro che Spagna, altro che Grecia. E allora non c’è più da stupirsi, alzano lo sguardo sull’Italia intera, che il gettito fiscale sia ‘coperto’ in percentuali ‘bulgare’, tra l’80 e il 90%, dai versamenti del lavoro dipendente e delle pensioni.

A fronte di un’anomalia di struttura: se in Gran Bretagna o in Germania i lavoratori dipendenti sono circa il 93% della forza lavoro complessiva, nonostante i vari (e vani) tentativi in Italia tale percentuale scende di quasi 30 punti, mantenendo però invariato la quota ‘parallela’ dei versamenti all’erario. Incrociando i dati, svelato l’arcano: ecco com’è possibile che nel Paese della pizza e del mandolino ci siano padroncini che dichiarano meno dei loro dipendenti, o gioiellieri che, in base a quanto versato, guadagnano meno di 600 euro al mese.   

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