Più di 1000 lavoratori sfruttati e milioni di euro evasi: nei guai 59 imprenditori

Blitz della Guardia di Finanza di Pordenone: smascherato un giro d’affari milionario tra fatture false, contributi non pagati a più di un migliaio di lavoratori, società fittizie e Iva non pagata

Caporalato, fatture inesistenti, riciclaggio di denaro: sono questi i capi d’accusa riconducibili ai 59 indagati, quattro di questi per associazione per delinquere, smascherati dagli uomini della Guardia di Finanza di Pordenone, che nell’ambito della complessa operazione hanno scoperto anche 1057 lavoratori irregolari (a cui non venivano pagati i contributi), un giro d’affari da 21 milioni di euro di fatturazioni false, 13 società fittizie intestate a vari prestanome, addirittura 37 aziende coinvolte in diverse province del Nord Italia (da Venezia a Brescia, da Padova a Bergamo, e poi Milano, Pavia, Modena e Vicenza).

Un folto gruppetto di imprenditori compiacenti, che sfruttavano i lavoratori in arrivo in particolare dall’Est Europa (Repubblica Ceca, Romania e Slovenia) ma anche dal sud Italia: risultavano regolarmente occupati quando invece di regolare c’era un gran poco, e sarebbero appunto mancati i versamenti dovuti in ambito fiscale e previdenziale.

A gestire la fitta organizzazione un pregiudicato già noto alle forze dell’ordine per reati in ambito finanziario: insieme a lui sono stati denunciate altre 58 persone, indagate a vario titolo per caporalato, emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio di denaro (quantificato in circa 700mila euro).

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La Procura ha inoltre disposto il sequestro di beni e immobili per oltre 4 milioni di euro. Il meccanismo funzionava pressappoco così: le aziende che non pagavano i contributi ai lavoratori intestavano anche le fatture alle società intermediarie, che spesso finivano in liquidazione, e dalle stesse detraevano l’Iva. Le società fittizie (come detto in tutto ne sono state scoperte 13) avevano sede in Sardegna, in provincia di Sassari.

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