Ex Pulex: “Il trasferimento a Padova è un licenziamento mascherato”

La mobilitazione dei 36 dipendenti, di cui 24 donne, della ex Pulex è cominciata lo scorso 6 ottobre, dal 29 sono in presidio permanente. Comune, Provincia e Regione si sono mobilitati a loro favore, chiedendo una mediazione con la nuova proprietà dell’azienda di Mompiano: la Ipc Tools. 

Il presidio delle lavoratrici della Pulex © Bresciatoday.it

BRESCIA. “Questa baracca nasce con noi, lo scorso sei ottobr.” Parole che Silvia Manfredini, delegata Rsu della ex Pulex, pronuncia dando le spalle alla al simbolo della protesta dei 36 lavoratori - in larga maggioranza donne - dell’azienda di Mompiano. La mobilitazione davanti alla sede dell’impresa, che realizza attrezzature per la pulizia industriale, è cominciata (ufficialmente) lo scorso 6 ottobre. La nuova proprietà dell’azienda - la Ipc Tools - ha deciso di chiudere e trasferire lo stabilimento  a Villafranca, provincia di Padova, entro la fine del 2015.

Le lavoratrici della sede di Mompiano in quello che dovrebbe essere il nuovo posto di lavoro, a 160 chilometri da casa, ci sono andate. “In auto e in pullman e ci si mette un ora e quaranta minuti, senza rispettare i limiti di velocità” fanno sapere. Una volta arrivate hanno capito che nella nuova sede non c’è spazio per loro:  “Nel sito produttivo dove dovremmo andare sono rimasti stupidi della nostra presenza, del nostro arrivo e, soprattutto, abbiamo constato che non c’è posto per noi - racconta Silvia Manfredini -  perché gli stabilimenti sono già colmi di materiali, di merce e di personale. Ormai è evidente che si tratta di un licenziamento mascherato. Se non ci trasferiamo, ci offrono una buona uscita di 6 mensilità”.

Ieri, martedì 3 novembre, davanti ai cancelli della ex Pulex sono arrivate alcune donne della politica bresciana. Laura Gamba e Donatella Albini, consigliere comunali di M5S e ‘Al lavoro con Brescia’, e la consigliera provinciale con delega alle Pari Opportunità Laura Parenza. Comune, Provincia e Regione hanno infatti chiesto all’azienda di sospendere le lettere di trasferimento e congelare la posizione dei dipendenti fino alla fine del 2016. Una proposta che è arrivata al termine di un incontro svoltosi in Broletto lo scorso venerdì 30 ottobre.

La situazione economica dell’azienda non sarebbe talmente grave da giustificare il trasferimento del sito produttivo di Mompiano: “Nel 2013 l’utile era di 1,4 milioni di euro - fa sapere la delegata Rsu -. Vogliamo che venga aperto un dialogo con la proprietà, finora abbiamo parlato solo con un consulente incaricato dall’azienda: Filippo Lo Castro. Chiediamo di conoscere il piano industriale e finanziario di un gruppo che ha più di 600 dipendenti dislocati nei siti di Brescia, Reggio Emilia, Cremona e Portogruaro. È doveroso che venga fatta chiarezza anche nei confronti dei dipendenti delle altre sedi.”

Il Comune di Brescia - oltre a chiedere il blocco ‘dell’esodo’ verso la città veneta - promette di trovare altri siti produttivi con un canone d’affitto inferiore. La Regione ha messo a disposizione i fondi a favore della competitività tra imprese. I sindacati chiedono un incontro con il Ministero dello Sviluppo Economico e l’apertura di un tavolo di confronto in Prefettura.

Nel frattempo le 24 lavoratrici - 14 delle quali mantengono l’intera famiglia con il proprio stipendio -  si sono trasferite nella ‘baracca’ allestita fuori dalla sede di Mompiano per difendere il proprio stipendio e la propria dignità.

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