Invatec molla tutto e va in Messico: a Brescia 242 esuberi

Il piano industriale della Medtronic - la multinazionale USA che ha acquistato la Invatec di Roncadelle - prevede il trasferimento della produzione in Messico: a Brescia confermati 242 licenziamenti

La nuova sede Medtronic di Roncadelle

In poche righe, l’annuncio che sembra rimandare ogni flebile speranza. Lo scrive la CGIL: “Avviato il piano di ristrutturazione all’Invatec: 242 esuberi su 530 dipendenti”. Non c’è una data precisa, anche se i numeri ormai sono quelli: il piano è in corso, i primi licenziamenti potrebbero arrivare da qui a pochi mesi, e concludersi entro la fine dell’anno.

Una vera odissea per i lavoratori e le lavoratrici dell’Invatec – in maggioranza donne – di Roncadelle. Azienda che a Brescia aveva la sua sede centrale, con impianti in Svizzera e in Germania, un fatturato di quasi 70 milioni di euro e circa un migliaio di dipendenti in Italia e all’estero. Poi l’offerta che non si può rifiutare: mezzo miliardo per il marchio e le fabbriche, ora di proprietà della Medtronic.

La Invatec infatti faceva gola a molti: un’azienda di nicchia del settore biomedicale, specializzata nella produzione di dispositivi miniaturizzati per interventi e cura di malattie soprattutto cardiovascolari. La Medtronic è una multinazionale americana da 40mila dipendenti in tutto il mondo, con un fatturato di oltre 16 miliardi.

Ha annunciato il suo piano industriale ormai più di due anni fa: obiettivo dichiarato, trasferire energie e mezzi fino in Messico. Gli esuberi bresciani dovevano essere circa 300, ‘spalmati’ tra gli stabilimenti di Roncadelle e Torbole Casaglia: 120 posti di lavoro in meno per la chiusura dell’area della produzione di dispositivi coronarici, altri 180 dalla linea di assemblaggio. Poi ridotti a 242 anche grazie ad alcune ‘uscite volontarie’. Ma il tempo stringe, e stavolta per davvero.

Tra assunzioni part time e contratti di solidarietà mai attivati, il sole sembra tramontare anche sull’Invatec bresciana. Nel 2014 a Roncadelle sono arrivati i primi operai dal Messico, per imparare il lavoro: il segno latente di una lancetta che preme inesorabile. Altro che sindacato europeo, qua servirebbe un sindacato mondiale. E a Brescia il piatto piange, per tutti i lavoratori del comparto industriale.

Secondo il dossier CGIL pubblicato ad inizio anno sono almeno 20 le aziende del settore metalmeccanico con operai in cassa integrazione, e con licenziamenti se non prossimi ormai annunciati. Saranno coinvolti in tutto circa 1500 lavoratori: tra le fabbriche più a ‘rischio’ ovviamente la Stefana, l’Iveco, la Bonvini, l’Italghisa, la Yakari. Al calzificio Prisco di Lograto confermati 50 esuberi, su 92 addetti.

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