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Sanzioni contro Putin: gli imprenditori bresciani hanno perso 100 milioni di euro

L'export bresciano verso la Russia, nel reparto manifatturiero, è crollato di quasi 100 milioni di euro. Le piccole e medie imprese perdono un quarto delle vendite. Ecco quali sono i settori più colpiti

Imprenditori bresciani in difesa della Russia. O meglio, in difesa della libera circolazione delle merci con la Russia. Quel che conta è l'economia: e secondo i dati diffusi da Confartigianato Brescia negli ultimi due anni, da quando insomma sono state introdotte le sanzioni dell'Unione Europea in funzione antirussa, dopo la guerra civile ucraina, l'export bresciano complessivo è calato di quasi 100 milioni di euro.

Sono 95 milioni, per la precisione, per tutto il comparto manifatturiero. E oltre 22 milioni di euro invece per le piccole e le medi imprese: rispetto al 2014 più di un quarto in meno, il 25,4%. Il calo complessivo arriva a sfiorare il 30%.

Questi i settori più colpiti: l'alimentare prima di tutto, con un crollo dell'export sul 2014 addirittura del 47,4%. Nello specifico, non si vendono più latte o formaggi (-80,4%) e olio (-67,2%). Paga dazio anche il settore della produzione e della lavorazione dei metalli, con un complessivo -42,6%.

In particolare, il calo dell'export colpisce i prodotti in metallo, con epicentro in negativo quando si tratta di vendita di cisterne, serbatoi e contenitori, arrivati quasi al -85%. Male anche abbigliamento e calzature.

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