Economia

Palazzi e auto di lusso: "La grande svendita per salvare l'impero Gnutti"

La famiglia Gnutti alle prese con un rientro finanziario (per ora) di 31 milioni di euro, verso banche e fisco: via libera alla vendita di case e proprietà, opere d'arte e auto di lusso. In bilico il futuro delle due aziende controllate

Non sarebbe ancora finita: l'impero della famiglia Gnutti si gioca le sue ultime carte (finanziarie) per rientrare dai debiti milionari con banche e Agenzie delle Entrate. E lo fa grazie alla mossa della coppia di figli Thomas e Arianna, gli eredi del più noto Emilio detto  'Chicco', patron familiare della dinastia industriale che però dal 2006 si trova a dover ripianare una “indebita deduzione sui costi Ires” calcolata dall'Agenzia delle Entrate nell'ordine di 121 milioni di euro.

La storia della Gp Finanziaria, la società ora controllata dal figlio Thomas, è stata raccontata sulle pagine de Il Giornale. In liquidazione dal 2013, dovrà coprire in tempi brevi la bellezza di 31 milioni di euro, nei confronti di fisco e banche. I soldi in realtà ci sono, ma a fronte di (s)vendite di immobili, opere d'arte, auto d'epoca e di lusso, scrive il quotidiano.

Tra queste anche Ferrari, Porsche e Bentley che in più di un'occasione hanno sfilato a Brescia, alla Mille Miglia. Ma pure immobili del centro storico, ville e palazzi, arredi antichi e opere d'arte, tra le tante spicca il quadro di Angelo Inganni che ritrae una Piazza Mercato tutta innevata, e che può valere anche più di 250mila euro.

I conti per ora dovrebbero tornare, e permetterebbero così di salvare anche le due fabbriche ancora attive e che fanno capo alla Gp Finanziaria degli Gnutti: la Sil Società Italia Lastre, che produce lastre in fibrocemento, e la Pineider, storico marchio italiano di cartoleria e pelletteria.

Per rientrare, in parte, il conto è salato e prevede iniezioni di liquidità per circa 4.5 milioni – 1.3 dalla Gp, altri 3 dai soci tra cui appunto i figli Arianna e Thomas – e vendita per oltre 21 milioni, tra cui 9 milioni e mezzo per auto d'epoca e immobili, 9 milioni per palazzi e azioni dell'Agrifoglio – altra holding controllata dalla famiglia – un altro milione e mezzo tra opere d'arte e arredi.


Certo il sipario ne ha parecchio prima di calare: come ancora si legge su Il Giornale, la quota di indebitamento bancaria è ancora nell'ordine di 83 milioni di euro. 

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