Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Economia

Lavorare e diventare mamma: a Brescia 786 dimissioni nel 2011

Secondo i dati elaborati dal Coordinamento femminile della Cisl Lombardia, con 1579 lavoratrici che si sono dimesse nel primo anno di vita del figlio, Milano si conferma la provincia più colpita, seguita da Brescia e Bergamo

Sono 4.468 le lavoratrici lombarde che nel 2011 hanno lasciato il lavoro nel primo anno di vita del figlio; nel bresciano le dimissioni sono state 786. Ad elaborare i dati forniti dalla Direzione regionale del ministero del Lavoro è il Coordinamento femminile della Cisl Lombardia.

Rispetto al 2010 si registrano complessivamente nella nostra Regione 113 casi in meno, ma il numero delle dimissioni è sempre troppo elevato e costante negli anni per non destare interrogativi.

LA “CLASSIFICA” REGIONALE
A livello territoriale, con 1579 lavoratrici che si sono dimesse nel primo anno di vita del figlio Milano si conferma la provincia più colpita, seguita da Brescia (786) e Bergamo (705).

I DATI BRESCIANI
Il dato bresciano migliora leggermente rispetto al 2010 quando si erano dimesse 795 lavoratrici. I 786 abbandoni del 2011 sono così suddivisi: 324 le lavoratrici dei servizi, 219 dell’industria, 218 del commercio, 14 dell’agricoltura e 11 del credito e assicurazioni.

IN GENERALE PIU’ ABBANDONI NELL’INDUSTRIA E NEL CREDITO
Nell’insieme della Lombardia si segnala un aumento dei casi di dimissioni nel settore dell’industria (1030; +244) e del credito-assicurativo (270; +105), mentre si registra un calo nel commercio e nei servizi (1358; -289), a conferma che la rigidità degli orari e dell’organizzazione del lavoro non favorisce la conciliazione fra famiglia e lavoro.

LE FASCE D’ETA’
Il 60,2% delle lavoratrici che ha lasciato il lavoro aveva tra i 26 e i 35 anni, il 28,5% tra i 36 e i 45 anni.

PERCHE?
Nel 56% dei casi le dimissioni sono dovute alla carenza di servizi, alla mancanza di una rete familiare, al rifiuto da parte dell’azienda di concedere il part-time o un orario più flessibile.

L’ANALISI
“Nonostante le risorse messe a disposizione da Regione Lombardia sul tema della conciliazione lavoro-famiglia – commenta Rita Brembilla, responsabile del Coordinamento Femminile Cisl Lombardia – i numeri delle dimissioni non cambiano e i problemi di conciliazione continuano a rimanere tali. Occorrono progetti più incisivi e capaci di dare risposte alle famiglie e alle lavoratrici. In una situazione di crisi così pesante, non poter contare sulla tranquillità economica nella famiglia crea tensioni e preoccupazioni importanti e ricade soprattutto sulle donne il peso della rinuncia al lavoro e quindi alla propria autonomia”.

L’APPELLO DELLA CISL
“I servizi comunali sono in costante riduzione e aumenta il carico del welfare sulle famiglie: occorre invertire questa tendenza – conclude Rita Brembilla – ed è per questi che Cisl Lombardia ribadisce le sue richieste: potenziare i servizi alla prima infanzia; affrontare il tema delle rette troppo elevate negli asili nido; intervenire attraverso la contrattazione per rendere gli orari più flessibili; aumentare la possibilità di utilizzo del part-time”.


(fonte: Csil Brescia)

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