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Domenica, 25 Febbraio 2024
Economia

Bollette triplicate, l'allarme dei ristoratori bresciani: "Pronti a scendere in piazza"

Poche bollette in vetrina, come suggerito dalla federazione italiana pubblici esercizi. Ma la situazione è drammatica: alcuni esercenti si stanno organizzando per scendere in piazza.

Pomeriggio di fine agosto in città: molte serrande sono ancora abbassate - per ferie -  mentre tra i tavoli dei ristoranti e dei locali del centro storico si intravede qualche turista straniero. In vetrina prezzi e menù, ma nessuna traccia delle bollette di luce e gas. Nella nostra città sono ancora pochissimi gli esercenti che hanno aderito alla campagna "Bollette in vetrina" lanciata, il 24 agosto, da Fipe- Confcommercio per "mostrare ai cittadini in quale situazione drammatica le imprese sono costrette ad operare".

Tra le tante storiche attività del cuore cittadino solo l'osteria Al Bianchi di piazza Loggia ha messo in bella mostra gli ultimi rendiconti delle spese record sostenute. Bollette 'monstre', triplicate rispetto a un anno fa, a causa dell’impennata dei prezzi del gas, come conferma in una nota la Federazione Italiana Pubblici Esercizi. Una situazione drammatica che sta mettendo gli esercenti davanti a un bivio: aumentare i prezzi dei listini, oppure abbassare le serrande.

A denunciare pubblicamente i rincari -insostenibili - prima che venisse lanciata la campagna nazionale, ci avevano già pensato altri ristoratori bresciani. Mino Dal Dosso, titolare dei locali Cloe e Salamensa a Montichiari e di Copelia e Miralago a Padenghe, lo scorso11 agosto, aveva postato le bollette di alcune delle attività da lui gestite su Facebook .

"Non possiamo scaricare il problema sui clienti"

"Allego le bollette di Copelia: 27.000€ in un mese. E di Salamensa: quasi 23.000€ in un mese. Entrambe triplicate rispetto l’anno scorso - si legge nel post -. Sicuramente non sono l’unico che ha questo problema e non possiamo scaricarlo sui clienti. Lotterò fino alla morte per tutelare la mia azienda e i miei cari collaboratori che quotidianamente combattono per trovare soluzioni senza compromessi e senza rinunciare ai nostri valori".

Mal comune, ma tutt'altro che mezzo gaudio. Anche Rocco Cicerone, titolare del Roco’s Lab di Cunettone di Salò e di altri tre punti vendita a Brescia, Gardone Valtrompia e Vestone aveva lanciato un grido d'allarme ben prima che la Fipe aprisse la campagna "Bollette in vetrina".

"Pronti a scendere in piazza"

"Secondo me questa iniziativa ha poco senso e scarsa utilità - ci spiega - . Anche per le famiglie le bollette sono duplicate e oltre che prendere atto dei rincari non possono far altro. La situazione è drammatica e le conseguenze molto peggiori di quelle dovute alle chiusure forzate per la pandemia di Covid. Ritengo che noi esercenti dobbiamo organizzarci e mettere in atto una protesta più consistente: scendere in piazza o, addirittura abbassare le serrande dei nostri locali, e non solo per protesta. Se in autunno arriverà un'altra stangata, come previsto, non credo che riusciremo a reggere: per abbassare i costi fissi non resteranno molte opzioni che chiudere i ristoranti, anche solo temporaneamente, nei periodi di minore affluenza".

Bollette e conti alla mano, ma non in vetrina, Cicerone ci racconta le spese folli che ha dovuto sostenere negli ultimi mesi: "A Cunettone di Salò le bollette della luce nel 2018 erano dI circa 1.800 euro al mese, nel 2019 sono passate a 2.500. Quella di giugno ha toccato i 5.000 euro (4.800 euro) e quella di luglio è arrivata alla folle cifra di 9.400 euro. Dalle stime quella di agosto sarà sui 13mila euro. Come posso resistere?".

Ritoccare, al rialzo, il listino prezzi sembra la soluzione più ovvia, ma la meno efficace: "Se dovessi adeguarli ai rincari dovrei almeno raddoppiarli. Non è un'opzione percorribile: se lo facessi non avrei più clienti e quindi dovrei chiudere". 

Le richieste al governo

Gli esercenti navigano a vista e cercano di restare a galla, invocando a gran voce un intervento risolutivo da parte del governo.  "Servono aiuti concreti e servono subito - conclude Cicerone - come non pagare l'Iva per un periodo o un taglio delle tasse e delle accise sulla corrente e sul gas".

"Fipe Confcommercio – fa sapere il vicepresidente Aldo Cursano in una nota  – ha chiesto al governo di potenziare immediatamente il credito di imposta anche per le imprese non energivore e non gasivore. Un credito di imposta del 15% per l’energia elettrica non è assolutamente adeguato agli extra costi che le imprese stanno sostenendo ora. Occorre però fare presto, altrimenti si rischia di innescare una spirale inflazionistica destinata a gelare i consumi". 
 

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