Economia

Fiom: assemblea all'Iveco, operai e sindacalisti separati da una sbarra

Prima assemblea surreale in uno stabilimento Fiat in seguito all'accordo aziendale non sottoscritto dalla Fiom: circa 400 operai dell'Iveco di Brescia si sono riuniti in un ingresso della grande fabbrica separati da una sbarra dai dirigenti locali e nazionali del sindacato, compreso il segretario Maurizio Landini

Separati in fabbrica. Da un lato della sbarra a uno dei cancelli di ingresso dello stabilimento Iveco di Brescia circa 400 operai e lavoratori; dall'altro i rappresentanti sindacali Fiom, tra cui anche il segretario nazionale Maurizio Landini.

Sono i primi effetti dell'accordo separato sul contratto aziendale del gruppo Fiat entrato in vigore il primo gennaio scorso: non avendolo sottoscritto, la Fiom non ha il diritto di rappresentanza sindacale all'interno dello stabilimento.

Landini: «Questa è una manovra di classe. Dobbiamo ridare dignità al lavoro!»
 
E per tenere comunque l'assemblea di due ore, in nome dello Statuto dei lavoratori, i sindacalisti bresciani affiancati dal segretario Landini si sono armati di megafoni per parlare agli operai al di là dei cancelli e proclamare lo sciopero per l'intera giornata.

"Il regolamento Marchionne - ha dichiarato Landini - decide anche quali sono i sindacati buoni e quelli cattivi. Siamo di fronte ad una violazione della Costituzione. Anche fisicamente si vede come la democrazia si fermi ai cancelli della Fiat".

"Gli operai oggi - ha spiegato il leader Fiom - hanno dimostrato la loro volontà di non accettare questa situazione. Ci hanno chiesto di continuare nella nostra battaglia perché vogliono tornare ad avere i diritti di prima".

E sono già pronte le richieste da presentare al governo: "Chiediamo che si convochi un tavolo affinché la Fiat si impegni a fare investimenti in Italia, non solo in Stati Uniti, Brasile, Serbia. Qui invece - ha detto amareggiato - aumenta la cassa integrazione e si perdono quote di mercato". E' cominciato così a Brescia, con assemblee separate, quello che si annuncia come un anno di mobilitazioni nell'universo dei metalmeccanici del gruppo Fiat.

"Certo, oggi è stata una situazione kafkiana - conclude - ma dimostra che questo cosiddetto accordo impedisce le libertà sindacali. Ma l'affollata assemblea dimostra anche che i lavoratori non riconoscono l'intesa: in tutti gli stabilimenti Fiat sono state raccolte 20mila firme per la sua abrogazione. Ci rivolgiamo anche al Governo e al Presidente della Repubblica, perché qui viene calpestata la Costituzione".


 

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