BreBeMi, un flop totale: per ora ci guadagnano solo le banche

A tre mesi dalla grande inaugurazione i primi conti in tasca alla BreBeMi: costata 38 milioni di euro al chilometro, accoglie il 50% in meno dei transiti previsti. Il rischio di un indebitamento a carico della collettività

L’autostrada BreBeMi celebra i suoi primi tre mesi di vita. Ma i risultati, come forse ampiamente annunciato, sono ben al di sotto delle più pessimistiche aspettative: gli accessi previsti per far quadrare i conti si sarebbero dovuti attestare sui 40mila passaggi giornalieri. E invece sono meno della metà, circa 18mila al giorno.

Non male per un’autostrada che sarebbe costata ben 38 milioni di euro al chilometro. Da una spesa prevista di 800 milioni di euro si è infatti arrivati a tre volte tanto, a 2.5 miliardi di euro. Finanziati, in teoria, da un project financing tutto privato: e invece, ancora una volta, paga Pantalone. Più di 800 milioni di euro dalla Cassa Depositi e Prestiti del Ministero, altri 700 milioni dalla Banca Europea degli Investimenti.

Costi che sarebbero dovuti rientrare grazie ad una concessione ventennale, con tanto di ipotesi di vendita (con guadagno ‘garantito’) al termine del ventennio. Niente da fare: per rientrare dai costi servono 40mila transiti in apertura, nei primi sei mesi, e almeno 60mila al giorno a partire dal 2015. Ma a perderci, ovviamente, saranno i soliti noti: cioè noi.

Perché, scrive Matteo Pucciarelli su 'La Repubblica', "le banche private si erano già tutelate in anticipo". Hanno sì investito "di tasca propria", ma con abile mossa si sono accaparrate il miliardo e mezzo di finanziamento pubblico, per poi passarlo alla società BreBeMi con un tasso d’interesse che arriva a sfiorare l’8%. Non male, per un’autostrada costata ben 38 milioni di euro al chilometro.

Spesso deserta, come dimostrano i video provocatori che circolano da tempo sul web. Anche per un costo dei pedaggi doppio rispetto alla A4. Intanto la società BreBeMi cerca di "correre ai ripari". Come? Chiedendo aiuto (ancora) al Governo, con una defiscalizzazione da quasi mezzo miliardo di euro. L'incognita maggiore, però, se il transito non decollerà nei prossimi mesi, è su chi ricadranno i debiti in caso di restituzione della concessione o, nella peggiore delle ipotesi, venga dichiarata bancarotta: "Il contratto di concessione è secretato, per cui non esiste una risposta certa - conclude Pucciarelli -. Anche se il sospetto è semplice: pagheranno i contribuenti, ancora una volta."

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