L’inverno amaro fuori dall’IVECO: «A febbraio per questi ragazzi è finita»

Primo giorno dell'attivo FIOM lungo una settimana, il presidio MAC ferma i camion per qualche ora. Delusione e rabbia, con la consapevolezza di una lotta durissima: "Faremo di tutto per bloccare l'accordo"

© Giovanni Pizzocolo

“Stiamo parlando di uomini e di persone, 84 famiglie in bilico da 110 giorni – racconta Fulvio con la voce forse un po’ commossa ma di sicuro molto arrabbiata – l’arrivo dell’ufficiale giudiziario è stata una botta tremenda, mi sarebbe piaciuto parlare con lui del reintegro. Ma sappiamo che la legge non è uguale per tutti, e che dopo il 16 febbraio per questi ragazzi è finita. E dopo? Toccherà anche a noi, sappiamo anche questo”.

La tensione è di casa fuori dall’Iveco, anche nel primo giorno della settimana d’attivo organizzata dalla FIOM per provare a rimettere le cose in discussione, almeno, perché arrendersi significherebbe perdere tutto. “Abbiamo un problema aperto nell’immediato, la MAC – ha detto Francesco Bertoli – e un altro grande problema in arrivo, per tutta la città e la Provincia. Senza un piano industriale la più grande fabbrica della Lombardia rischia di mantenere un budget di produzione che arriva massimo a 1600 dipendenti. E le prospettive? Dati drammatici su occupazione e ammortizzatori sociali, la modifica dell’Articolo 18 ha prodotto e sta producendo l’aumento dei licenziamenti anche in Provincia di Brescia. Siamo arrivati al punto in cui il miglior deterrente al licenziamento non è il diritto, ma quanto costa all’azienda”.


Un destino a tinte fosche, “solo a dicembre – spiega Silvia Spera della segreteria CGIL – contiamo 600 posti di lavoro in meno a Brescia. Gli imprenditori hanno il coraggio di lamentarsi quando solo nella nostra Provincia hanno spostato più di 200 stabilimenti, prima si arricchiscono e poi se ne vanno. E ci chiedono che se vogliamo il lavoro allora deve andarci bene tutto. Possibile che gli unici accordi immediatamente eleggibili siano quelli che fanno comodo ai padroni”. La difesa in prima linea, resta poco altro da fare. “Non vogliono rendersene conto ma il problema è serio – aggiunge Davide Bertoli, delegato Iveco – con quattro punti di PIL industriale in meno a noi, e a tutti i lavoratori, non rimane che la difesa. Dalle future scelte politiche non possiamo aspettarci niente di buono”. E gli altri sindacati? Bonanni se ne è accorto ieri, la FIOM e la CGIL lottano da mesi, le nostre battaglie lo dimostrano. Queste posizioni trovano il tempo che meritano, vorremmo proprio vedere questi sindacati alla prova del nove, a difendere davvero i lavoratori”.

In effetti dei ‘colleghi’ manco l’ombra, e anche l’umore elettorale non è dei migliori, la voce delle retrovie guadagna rapidamente posizioni, è più comune di quanto si possa immaginare. “Siamo stanchi del solito disco rotto, da 30 anni ci ripetono le stesse cose, ognuno ci propone le sue false illusioni”. Ogni riferimento alla campagna elettorale è puramente casuale, oppure no. “Se impegni sono, allora vanno assunti chiaramente – attacca allora Matteo Gaddi di Rifondazione Comunista – perché in campagna elettorale sono bravi tutti a dire e a promettere. Prima di tutto bisogna bloccare la delocalizzazione delle imprese all’estero, dove altro non fanno che sfruttare altri operai, e a costi inferiori. Poi dobbiamo ribaltare la logica comune anche in Lombardia, e dirottare le risorse pubbliche solo per chi tutela davvero il contratto. Marchionne la sua scalata non la fa per creare posti di lavoro e nuova occupazione, la fa per mettere mano al tesoretto Chrysler”.

La FIAT come cartina tornasole, continua il segretario Bertoli, “quello che succede in FIAT poi succede anche a livello nazionale”. Melfi come Mirafiori, Pomigliano come Brescia: “Mentre FIM e UILM consegnano gli orari di lavoro alla controparte, e l’azienda poi fa quello che vuole, chiede altra flessibilità e aumenta le ore di lavoro, e allora basta assunzioni, la contrattazione non ce l’hai più. Faremo di tutto per contrastare l’accordo proposto da Federmeccanica e firmato a testa bassa da FIM e UILM, faremo di tutto per renderlo inapplicabile. Noi come FIOM non abbiamo niente da nascondere, vediamo chi nelle fabbriche e nel Paese ha davvero la maggioranza su questo tipo di discussione”. Intanto i camion in fabbrica non arrivano, almeno per qualche ora il presidio la sua strada se la conquista.

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Domenica mattina intanto, all’auditorium del liceo Leonardo di Via Balestrieri, circa 300 persone hanno partecipato alla conferenza dei lavoratori e dei Circoli Operai, la sinistra extraparlamentare contro “il giochino delle responsabilità politiche, mentre la più grande crisi del capitalismo dal dopoguerra la sta pagando solo la classe dei lavoratori dipendenti”. Sul palco lavoratori bresciani e giovani, precari e immigrati: “La politica vera, la politica di militanza fianco a fianco ai lavoratori, per reagire allo scontro permanente tra colossi finanziari e industriali che sfruttano i lavoratori e cercano di spartirsi il bottino”. Un altro modo di interpretare il mondo, tra le bombe europee in Africa e la corsa sfrenata agli armamenti, delle potenze emergenti e non, “quando invece per la politica italiana è rigorosamente vietato parlare di quello che succede fuori”. E ancora, “programmi elettorali fatti come fossero ricerche di mercato, solo per orientare meglio i lavoratori nell’accettare le decisioni della classe dominante”. Contro ogni partito parlamentare, “partiti che cercano in ogni modo di difendere lo status quo, e dunque sono conservatori per forza”.

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