Economia

A2A, cittadini e piccoli azionisti: «Giovanardi presidente!»

Le recenti vicende montenegrine della società milanese e bresciana pongono nuovi interrogativi sul funzionamento di quella che dovrebbe essere una società pubblica al servizio dei cittadini. Rivoluzione in vista?

Cesare Giovanardi è arcinoto alla cronaca cittadina (ma anche nazionale) per la sua battaglia senza sosta contro la possibile speculazione relativa al caso dell’ex Oviesse, in cui il protagonista assoluto in negativo sembra essere Brixia Sviluppo, società controllata dalla Loggia che negli ultimi tempi ha concluso diverse operazioni immobiliari che non tutti hanno condiviso. In questi giorni però torna d’attualità una questione forse ancora più grande, e che coinvolge un considerevole quantitativo di denaro, uomini e mezzi, ripresa con un ampio servizio anche all’interno de Il Fatto Quotidiano di mercoledì 5 ottobre. Il riferimento è alla campagna acquisti di A2A in Montenegro, di cui forse non si sa ancora moltissimo ma che di certo avrà una risonanza a dir poco sontuosa. A2A è una società pubblica, nata dalla fusione di altre due società pubbliche, le cosiddette ‘energetiche’ di Brescia e Milano.

“La vicenda montenegrina – spiega a BresciaToday Cesare Giovanardi – sta facendo emergere tutto quello che è stato nascosto da manager e dirigenti. Stiamo parlando di un accordo secretato che prevede impegni su assunzioni (circa 3mila dipendenti montenegrini già assunti in A2A nel 2010 che si aggiungono ai 9mila A2A esistenti) e investimenti multimilionari per le dighe e altre infrastrutture. Da Podgorica arrivano queste informazioni, là sanno quello che succede, mentre i cittadini che sono i primi azionisti ne sono completamente all’oscuro. Questo è inaccettabile, e credo sia giusto che i responsabili se ne vadano a casa per la loro pessima gestione”. Ma cosa vuol fare Giovanardi? “I piccoli azionisti ultra 60enni, miei sostenitori e storici membri dell’azionariato, si stanno impegnando per presentare la mia candidatura alla presidenza di A2A. Vogliono ridare trasparenza e vitalità a un’azienda che rischia il collasso per i troppi debiti e impegni e che manca di strategia per il futuro ”.

Una proposta non poi così campata in aria, perché nell’ottica della gestione duale e alternata, nel pieno rispetto dell’accordo di scambio che vigila su A2A, se ora la gestione è affidata ai milanesi (Zuccoli) e la sorveglianza è dei bresciani (Tarantini), a breve le due parti dovrebbero essere invertite. “La nostra ultima chance è la gente comune – continua Giovanardi – e non nascondo che la mia candidatura è una candidatura popolare. Nessuno ne parla, ma stiamo assistendo ad una mobilitazione degli azionisti, la gente è infuriata e adesso vuole delle risposte”.

Ma chi sono questi azionisti? Uno su tutti è il buon Tiziano Sbardolini, uomo di piazza che ha lavorato per 30 anni nell’ormai vecchia ASM e, ci garantisce durante il nostro incontro in Piazza Loggia, non ha mai mancato un’assemblea “per difendere pubblicamente quella che dovrebbe essere un’azienda pubblica”. Perché questa è l’unica verità, questa è l’unica alternativa. Le controllate pubbliche in Italia purtroppo non hanno mai dato esempi di diligenza assoluta, anzi. Il denaro pubblico, per usare un eufemismo, è stato prima sprecato e poi sperperato.

Dagli acquisti senza logica ai tanti dirigenti di comodo, che Giovanardi non esita a definire ‘prebende’: “Il sistema del monopolio crea necessariamente delle sacche di interessi, senza dimenticare che molte volte la metà del tempo del management si risolve nell’accontentare i contrari, nell’inseguire e nel tamponare le critiche. Ci sono manager che incassano cifre iperboliche per i comuni mortali stando seduti nei consigli senza fare nulla, pagati carissimi per non dire niente. Queste figure inutili devono essere ridotte, così come i compensi. Col tempo ci siamo forse scordati che queste aziende devono ancora rendere conto ai veri proprietari, la comunità dei cittadini azionisti”.

Perché A2A in fondo è da sempre partecipe della vita economica di Brescia, tanto che negli ultimi anni ha rimpinguato le magre casse comunali con innesti più che milionari. “Il Comune di Brescia deve liberarsi da questa dipendenza, la dipendenza dei dividendi. Un Comune virtuoso non può e non deve comportarsi così, dal 2006 in poi ha usato questi soldi solo per coprire i buchi del bilancio corrente, riportandolo in attivo esclusivamente grazie alla vendita dei pacchetti azionari”. La questione è ancora più calda se si pensa che l’iniezione di A2A è praticamente la stessa a Brescia e Milano, 80 milioni di euro: ma se a Palazzo Marino copre circa 1/12 delle spese correnti, a Piazza Loggia ne copre quasi 1/3.

A2A è un’azienda dal fatturato colossale, circa sei miliardi di euro, ma sembra non interessarsi più né ai servizi che fornisce ai cittadini né della tutela delle famiglie, e non è poi così assurdo trovare a Brescia delle case popolari dove si paga più di riscaldamento che di affitto. E poi le conciliazioni: su 1,5 milioni di utenze risultano aperte solo una quarantina di pratiche.

“I conti non tornano – tuona Giovanardi – Chi è pulito deve dire basta! Basta con gli affari sospetti, basta con le clientele, basta con le prebende. A2A è un centro di potere formidabile, molto più potente della nostra Loggia, e come tale si comporta. Serve una nuova moralità, una nuova trasparenza, una nuova attenzione ai consumatori e ai piccoli azionisti. Quello che vogliamo fare è una vera e propria rivoluzione in A2A”.

E le rivoluzioni, si sa, partono dal basso. O da un folto gruppo di azionisti, ultra 60enni.

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