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Loggia ascoltata, nasce «A2A ambiente». Il nodo del debito da tagliare

Come richiesto dal Comune di Brescia, la multiutility riunirà le sue attività ambientali in una società 'ad hoc', A2A Ambiente. Debito a 4,6 miliardi, da ridurre di 1,4 miliardi nei prossimi tre anni

E' stata la palla al piede di A2A negli ultimi mesi, pesando sul titolo e sulle valutazioni delle agenzie di ranting. Il tema del debito, cresciuto di un miliardo con il riassetto di Edison e l'acquisizione di Edipower, non poteva dunque non essere al centro del nuovo piano industriale 2013-2015 della multiutility. E così è stato.

A2A ha preso di petto il problema dell'indebitamento, 4,6 miliardi al 30 settembre, promettendo di ridurre l'esposizione di 1,4 miliardi nei prossimi tre anni, grazie alla generazione di cassa, a risparmi per 70 milioni (senza tagli del personale) e alla vendita di asset e quote di minoranza per un valore di circa 400 milioni. E questo nonostante investimenti per 1,2 miliardi e dividendi che assorbiranno "fino al 60%" dell'utile ordinario, ha promesso il presidente del consiglio di gestione, Graziano Tarantini.

Con un Ebitda (mol) proiettato a 1,3 miliardi al 2015, il rapporto con il debito, il principale indicatore di sostenibilità dell'indebitamento, è destinato a scendere da 4 volte a fine 2012 al livello più sostenibile di 2,5 a fine piano. Un impegno superiore alla riduzione di 1,2 miliardi attesa del mercato che la borsa ha dimostrato di apprezzare spingendo gli acquisti su A2A (+5,36% a 0,39 euro).

Ma non c'é solo il debito nel piano industriale: dopo la razionalizzazione delle partecipazioni energetiche, con l'acquisizione di Edipower, la multiutility riunirà le sue attività ambientali (trattamento rifiuti e cogenerazione) in una società 'ad hoc', A2A Ambiente. "Nel settore ambientale siamo la prima azienda in un Paese che ha un enorme bisogno di investimenti e dove il settore del trattamento dei rifiuti non é soddisfacente" ha spiegato il presidente del consiglio di sorveglianza, Pippo Ranci.

La nuova società, chiesta a gran voce dal Comune di Brescia, che con Milano controlla A2A, avrà un fatturato di 800 milioni, circa 4.500 dipendenti e sarà "il più grande operatore italiano" del settore. Ancora da decidere la sede, che Brescia reclama per sé. "Non abbiamo preso una decisione formale" ha frenato Tarantini, secondo cui la cosa importante sono "le grosse ambizioni" della società. "Mi aspetto che il polo abbia sede a Brescia" ha però chiarito il vicepresidente della sorveglianza, Fausto Di Mezza, espressione del Comune lombardo. "Il motivo - ha aggiunto - è il know how e le tradizioni che Brescia esprime in questo settore, così come indicato dal consiglio di sorveglianza". "Non si tratta di campanilismo ma di scelte aziendali motivate", ha poi concluso, ricordando i primati della città lombarda nel teleriscaldamento e nel trattamento dei rifiuti.


In Edipower è invece "probabile la separazione" da Iren quando a gennaio la multiutility di Genova e Torino potrà cedere la sua quota in cambio degli impianti di Turbigo e Tusciano. "Non è una rottura" ha chiarito Ranci secondo cui le due società potranno così mettere ordine e razionalizzare i rispettivi impianti, con "convenienza" per entrambe. Oltre al piano A2A ha presentato i conti del trimestre, con un utile salito del 48% a 169 milioni. Risultati positivi anche da Terna che ha visto l'un utile crescere del 15,6% a 355,5 milioni, permettendo così alla società di staccare un acconto di 0,07 euro sul dividendo 2012 che avrà come "base", ha spiegato l'Ad Flavio Cattaneo, 19 centesimi. Il piano industriale 2013-2017 sarà presentato a marzo.

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