Vittorio Messori: «Salvare il Garda. Dalla mafia, dal cemento, dalla TAV»

Il professor Messori dall'abbazia di Maguzzano lancia un nuovo appello per la salvaguardia del territorio gardesano. Minacciato più volte, non ha intenzione di arrendersi: "Tutto questo cemento, una vera sofferenza"

Qualcosa non quadra lungo i paesaggi paradisiaci che circondano il lago di Garda. Dalla sponda veronese a quella bresciana, e quel cemento di troppo che in particolare nei dintorni di Desenzano, e nelle aree adiacenti alle Colline, Valtenesi compresa. Chi scrive abita qui da poco meno di 20 anni, dopo una breve esperienza milanese: il professor Vittorio Messori a Milano ha di certo vissuto di più, ha studiato e conosciuto pure Torino, ora dagli anni ’90 risiede a Desenzano, e scrive e lavora a Maguzzano, nella storica abbazia. Il colpo d’occhio parla chiaro, panoramico o no. “Mi ritengo un immigrato volontario – ci racconta il professore – Ho scelto di trasferirmi qui, con mia moglie, pur non avendo parenti o amici di vecchia data, semplicemente perché attirato dalla bellezza del luogo. Ma mi accorgo che è una sofferenza, vedere che questo paesaggio che oltre a me nei secoli ha attirato infinite altre persone, anno dopo anno si degrada, subisce una dubbia edilizia, l’edilizia delle case sparse nella campagna, l’edilizia delle seconde case. Io le chiamo conigliere, le conigliere del Garda: e al territorio non portano nulla, abitate si e no due settimane all’anno attirano solo i ladri. Chi ci vive, bavarese o bresciano che sia, si porta pure l’acqua minerale da casa. Ai gardesani l’ho detto e lo ripeto, state attenti! State distruggendo il vostro territorio, state sperperando e scialacquando il vostro patrimonio”.

Un patrimonio paesaggistico naturale che negli ultimi anni ha subito trasformazioni evidentissime. Un consumo di suolo e di territorio che non ha eguali nell’Italia degli anni ’90: “Dobbiamo essere realisti – continua Messori – il consumo del territorio deve essere fermato. Non possiamo permettere che questa edilizia, anche di cattiva qualità, continui ad allargarsi, a macchia d’olio. Io abito a Desenzano, da quando mi sono trasferito la città ha raggiunto i 30mila abitanti, è la seconda della Provincia. Senza dimenticare le centinaia, forse migliaia di seconde case. Ovviamente la nostra non è una dittatura, non possiamo impedire alla gente di trasferirsi qui. Nonostante lo scempio il Garda è ancora appetitoso. Ma dobbiamo conciliare questa crescita inarrestabile con la necessità di salvare il territorio, e trovare al più presto un punto di equilibrio”.

I suoi articoli, pubblicati di recente anche dal Corriere, non sono piaciuti proprio a tutti. Tanto che in molti si sono stupiti (o almeno lo hanno fatto credere) quando il buon Messori è stato minacciato, più e più volte. “Mi sono molto esposto, e continuerò a farlo. Per salvare la campagna che ancora oggi miracolosamente resiste intorno all’abbazia di Maguzzano: terreni che fanno parte del paesaggio e della storia, una storia millenaria del libero Comune monastico amministrato da un frate e da cinque contadini, eletti dai loro compagni. Ho fatto articoli, interviste, inchieste, mi sono battuto affinché questa bellezza e questo verde fosse salvaguardato dalle costruzioni. Una zona ancora libera, e dunque molto preziosa: è chiaro che la trasformazione di un terreno da agricolo a edificabile significa poter moltiplicare per il mille il valore del terreno stesso. Una cosa è coltivare mais, un’altra è poterci costruire”. Ed ecco allora le minacce, ripetute: lettere anonime e minatorie, vetri dell’auto spaccati, telefonate notturne.

“Non voglio fare il martire, e nemmeno l’eroe. Ma le minacce erano concrete e pesanti, mi raccomandavano di farmi i fatti miei. Questa è il modo di fare della mafia, e me lo ha confermato anche il Questore di Brescia, non appena i giornali pubblicarono la mia storia. Mi ha detto di stare molto attento, e che effettivamente ci sono degli interessi mafiosi molto forti per quella zona, proponendomi perfino una scorta. Ma se devo morire, preferisco farlo da uomo libero”. La Digos è poi arrivata, i giornali locali ne hanno parlato ancora, le minacce al momento sembrano concluse. Perché le mafie “preferiscono agire nell’ombra” e gli interessi sono così alti che “non ci sono solo i mafiosi, ma ci sono anche certi agricoltori”.

Vittorio Messori sembra accerchiato, per fortuna non è sempre così. “Certo non sono molto amato – sorride – la mafia mi minaccia, la gente del posto non sempre mi guarda in modo entusiasta. Ma sono contento di poter lavorare a fianco di Gabriele Lovisetto, segretario del Comitato Colline Moreniche (presto Consorzio) che ha sede proprio nell’abbazia, proprio accanto al mio studio. Stiamo parlando di un vero missionario, che fa un’opera preziosa, spesso anche da solo. Un missionario che si batte per la difesa di quanto resta della bellezza gardesana, ammiro molto il suo impegno totale, e per il tutto il territorio. Non mi ritengo un ambientalista o un verde, spesso sono categorie di estremisti, quasi fanatici, che fanno più danni che benefici. Credo che invece Lovisetto e i suoi amici siano mossi dal buon senso, non si vuole bloccare tutto senza riflettere, si vuole semplicemente conciliare il doveroso progresso con la salvaguardia dell’ambiente”.

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Parlando di progresso ecco che si avvicina la TAV, che passerà da Brescia, passerà dal Garda e dalle Colline Moreniche, sfiorando la Lugana e i vigneti. “Meglio essere chiari, in un Paese sovraffollato come l’Italia un treno ad alta velocità non ha senso di esistere. Solo da Milano a Venezia ci sono almeno sette città importanti, una ogni 50 chilometri: non vedo quindi a cosa possa servire un treno che fa i 300 all’ora. Un conto sono le pianure siberiane della Russia, un conto è il deserto spagnolo, da Madrid a Saragozza e da Saragozza a Barcellona. Là non c’è niente davvero, non c’è neanche una casa”. Il progetto però si farà, nonostante le critiche e nonostante le polemiche: “Se si deve fare, meglio farlo provocando meno danni possibili. In questo ha ancora ragione il Comitato, il progetto va spostato, magari più a sud. La preziosità delle Colline Moreniche deve essere tutelata. E attenti ai cantieri, e alle gallerie. Rischiano di sconvolgere tutto il sistema idrico che alimenta il Garda”.

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