menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Violenze alla scuola di Anfo, Cassazione: «Riprese video legali»

Laura P., la 52enne di Mazzano accusata di maltrattamenti verso gli alunni della materna di Anfo, aveva fatto ricorso contro l'utilizzo dei filmati che le sono costati 2 anni e 8 mesi di arresti domiciliari

L'aula di una scuola non può essere considerata come una dimora privata, perché è un luogo aperto al pubblico. Per questo la Sesta Sezione Penale della Cassazione ha considerato lecite le videoriprese, disposte direttamente dal pm, senza l'autorizzazione di un gip, per incastrare una maestra di 54 anni accusata di aver maltrattato per mesi i suoi alunni nella scuola elementare di Anfo.

La difesa dell'insegnante aveva fatto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza (del 5 aprile 2012) del Tribunale del Riesame di Brescia, che stabiliva l'obbligo di dimora per la maestra, sostenendo l'inutilizzabilità di quelle riprese video. Le indagini erano scattate dopo la segnalazione dei genitori di tre alunni che avevano detto di aver subito "punizioni corporali" da parte della maestra per diversi mesi.

Le riprese video, disposte dal pm (effettuate dal 3 al 19 marzo 2012), avevano dimostrato come la maestra aveva ripetutamente dato "schiaffi al volto e alla nuca, strattoni, poderose tirate d'orecchi e di capelli" ai suoi alunni e il 20 marzo venne arrestata. In Cassazione i legali dell'insegnante avevano sostenuto l'inutilizzabilità delle riprese perché la scuola era paragonabile ad un domicilio, dove vige la riservatezza e l'autonomia, in quanto l'insegnante durante le lezioni esercita il potere di non far entrare estranei.

- Anfo, la maestra arrestata: «Vado in prigione come volevate voi»

Per questo, secondo loro, serviva un'autorizzazione del gip per le riprese. Non così per la Cassazione che ha confermato l'obbligo di dimora: "nel caso in esame deve escludersi che un'aula scolastica possa essere considerata un domicilio - è scritto nella sentenza n.33593 -; trattandosi, infatti, di un luogo dove può entrare un numero indeterminato di persone (alunni, professori, preposti alla sorveglianza e alla direzione dell'istituto, familiari degli alunni), essa va qualificata come luogo aperto al pubblico". Per questo il pm ha potuto procedere "senza alcuna necessità di chiedere l'autorizzazione al gip".

(fonte: Ansa)
 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
social

Il falso mito dell'acqua e limone da bere (calda) la mattina

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BresciaToday è in caricamento