Coronavirus, nel quartiere cittadino più colpito: negozi chiusi e strade vuote

Epicentro dei contagi, come già accaduto ad Orzinuovi, potrebbe essere un bar. Il gestore è ricoverato, in gravi condizioni al Civile, la moglie è in isolamento

Il cartello che avvisa della chiusura del Bar Sport © Bresciatoday

Due decessi, quattro persone ricoverate in ospedale, almeno una dozzina in quarantena. Sono i numeri che si registrano al villaggio Badia, quartiere cittadino tra i più colpiti dall'emergenza Coronavirus. Lunedì mattina le strade del quartiere erano deserte e la maggior parte delle serrande abbassate: chiusi quasi tutti i bar, il centro specialistico, l'edicola. Gli abitanti hanno paura, e prendono precauzioni: c'è chi indossa la mascherina perfino per uscire nel proprio giardino. 

Nel weekend due anziani del quartiere, positivi al Coronavirus, sono spirati a distanza di poche ore. Francesco Rolfi, 80 anni, è morto sabato pomeriggio, lo stesso destino, domenica, è toccato al 74enne Carlo Gandelli. Entrambi fermentavano il bar Sport, collegato alla Bocciofila: il locale è chiuso dallo scorso mercoledì, quando cioè è arrivata la conferma della positività al virus del barista. Un cartello sulla serranda abbassata avvisa i clienti: "Chiuso per motivi di salute" e accanto un post-it, attaccato da qualche cittadino "Andrà tutto bene".

L'uomo, 64 anni, è ricoverato al Civile, in gravi condizioni. Stando a quanto racconta Giovanni Panizza, titolare del negozio di alimentari che confina con il bar: "Non usciva di casa da molti giorni, era da almeno la metà di febbraio che non lo si vedeva al bar. Il 29 febbraio è stato ricoverato e poi è arrivata la notizia che era positivo al tampone." Ora Sergio, questo il nome del barista, è in Rianimazione. La moglie Maria è in quarantena dallo scorso mercoledì, chiusa nella sua abitazione. 

Non è l'unica: "Anche il figlio dell'80enne che è spirato sabato è in isolamento - ci spiega Panizza - come tanti atri miei clienti a cui ogni mattina porto a casa la spesa. Qui ci conosciamo tutti e il dolore per quanto sta accadendo è grande, ma non abbiamo paura: io e mia moglie cerchiamo di dare una mano, come possiamo, portando la spesa a casa per evitare che gli abitanti escano. Non solo: abbiamo deciso di abbassare la serranda alle 13, così i ragazzini non hanno più la scusa di ritrovarsi al pomeriggio per venire qui a prendere la merenda. La salute è più importante dei guadagni".

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