Vilardi: «Italia Nostra ambigua sul taglio del bosco della Maddalena»

"Alcuni spazi risultano maggiormente interessati - scrive l'assessore in un comunicato - dai tagli per la maggiore presenza di robinia e di piante spezzate, e sono la dimostrazione del forte degrado raggiunto, per il quale sarebbe stato meglio agire prima"

L’assessore all'Urbanistica con delega all'Ambiente di Brescia Paola Vilardi risponde alle accuse di Italia Nostra sulle modalità di taglio del bosco della Maddalena: "Le considerazioni espresse dalla presidente dell'associazione Rossana Bettinelli e da Alessandro Molinari appaiono pretestuose e motivate più da ricerca di visibilità che da reali e oggettive valutazioni della realtà. L'operazione", si legge nel comunicato, "consiste nella miglioria ambientale di aree, in massima parte comunali, fortemente degradate e inutilizzabili da parte dei cittadini bresciani".

La Vilardi sottolinea come "il taglio del bosco previsto e attuato si sviluppa nell'avviamento ad alto fusto delle ceppaie di castagno abbandonate da anni, nell'asportazione del robinieto e sostituzione con alberi di maggiore pregio, nel taglio di alberi fortemente ammalati, irrecuperabili o secchi. I castagni presenti in condizioni di possibile recupero sono stati non solo conservati, ma potati con accuratezza e, in diverse aree, inoculati con rimedi biologici contro il cancro corticale. Alcuni spazi risultano maggiormente interessati dai tagli per la maggiore presenza di robinia e di piante spezzate o schiantate e sono la dimostrazione del forte degrado raggiunto dai nostri boschi per i quali sarebbe stato meglio agire prima".

Italia Nostra aveva presentato il 17 agosto scorso un’istanza per accedere agli atti relativi ai progetti in corso sul Monte Maddalena. Atti, tuttavia, che non sono ancora stati consegnati. Per l’assessore, quindi, "appaiono perciò ulteriormente ambigue le considerazioni conclusive sulla bontà delle operazioni svolte senza aver avuto ancora la possibilità di consultare i dati tecnici richiesti. La dice lunga su un certo ambientalismo di facciata anche l'affermazione secondo cui nelle fasi successive al taglio del bosco l'impiego degli animali al pascolo sia deleterio 'perché le pecore non fanno selezione tra i germogli di robinia e i giovani virgulti di altre specie'. Si pensi che le stesse funzioni nei boschi in trasformazione a prato può essere svolta con macchinari con consumi di 30 litri di gasolio/ora".
 

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