Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

La madre di Veronica, morta per meningite «Voglio sapere cosa è successo»

Le persone per le quali è stata attivata la profilassi salgono a 400, tra la provincia di Brescia e quella di Bergamo

Il dolore immenso per la morte di una ragazza nel pieno della sua giovinezza, la paura per un'altra ragazza, residente nello stesso paese, e in mezzo a tutto questo le operazioni per scongiurare il pericolo che altre persone si ammalino. Sul caso della scomparsa di Veronica Cadei è intervenuto ieri l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera: «Oltre alla profilassi precauzionale attivata per 400 persone, a seguito dei casi di infezione da Meningococco di Tipo C che si sono verificati in questi giorni fra le Province di Bergamo e Brescia, proporremo la vaccinazione gratuita a familiari, compagni di classe e di corso delle due ragazze coinvolte. In entrambi i casi si tratta di Meningococco di tipo C – prosegue Gallera – ma per stabilire eventuali correlazioni è necessario identificare il genoma del batterio. Le analisi sono in corso a cura del Policlinico di Milano in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità».

L’ATS di Brescia ha provveduto immediatamente alla profilassi dei contatti dell’Università che la ragazza frequentava, oltre ai familiari le persone richiamate sono 114 contatti universitari (di cui 82 iscritti al primo anno, 5 docenti, 27 altri studenti), 4 contatti ospedalieri e 2 familiari. 
L’ATS di Bergamo invece sta provvedendo alla profilassi dei contatti di un bar a Sarnico, dove la ragazza lavorava, e ad altri contatti: 16 familiari, 5 amici; 6 lavoratori del bar; 7 ragazzi ai quali la giovane impartiva lezioni private di Matematica e complessivamente 160 avventori. 

Nel frattempo, arrivano le prime dichiarazioni, strazianti, della madre di Veronica, Debora, riportate stamane sulle colonne del quotidiano Bresciaoggi: «Lunedì sera ho salutato mia figlia, sembrava stesse meglio, poi alle 3.20 il tracollo. Siamo arrivati in ospedale che Veronica era già in terapia intensiva, intubata e incosciente. Volevo fermarmi con lei quella notte, ma non mi è stato consentito. Mi hanno detto che stava bene, che non ne aveva bisogno e invece... Voglio sapere cosa è successo, voglio sapere se è stato fatto il possibile per salvare mia figlia. Non accetterò mai la morte di mia figlia, ma se c'è qualcuno che non ha fatto il suo dovere io devo saperlo». 

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