Cronaca

Blitz al centro migranti, bimbo avvolto nella bandiera nazista: nei guai anche due bresciani

Tra le 13 persone rinviate a giudizio per il raid alla "Rete Como Senza Frontiere", ci sono anche un 46enne di Concesio e un 27enne di Ospitaletto

Foto d'archivio

Anche due bresciani avrebbero preso parte all’irruzione di stampo squadrista avvenuta nel novembre 2017 a Como. Come le altre 11 persone citate a giudizio (3 comaschi, 2 genovesi, 2 mantovani, 3 piacentini, e un lodigiano) sono accusati di violenza privata. Nei guai sono finiti un 46enne di Concesio e un 27enne di casa a Ospitaletto. 

Il raid risale al novembre 2017: una quindicina di neonazisti del Veneto Fronte Skinhead fecero irruzione durante una riunione della rete, che unisce decine di associazioni a sostegno dei migranti, per fare il loro proclama. Nessuna violenza, solo la lettura a voce alta di un volantino in cui si parlava di "sostituzione" del popolo europeo con dei "non popoli", e che si scagliava contro chi offre aiuti e assistenza ai migranti.

Le indagini della Digos scattarono immediatamente, così come le perquisizioni e i sequestri dei telefoni delle persone coinvolte. E gli inquirenti hanno scoperto particolari inquietanti sui membri del gruppo skinhead.

Pare infatti che pianificassero altri atti dimostrativi di una certa rilevanza. Non solo: oltre a partecipare a diversi raduni nostalgici in cui si inneggiava al Führer, alcuni di loro avevano addobbato le proprie case con bandiere e gadget del periodo hitleriano. Qualcuno di loro avrebbe addirittura usato una bandiera nazista per avvolgere e riscaldare un bambino, per poi scattare un'agghiacciante foto ricordo.

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