Cronaca Via Valsorda

La Valsorda da salvare, il Comitato annuncia: «Non ci arrenderemo»

Tante perplessità e qualche problema di troppo: società di comodo, errori formali, progetti criticati da Arpa e Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali. "Bisogna tenere conto della volontà della popolazione"

Sportello Unico per le Attività Produttive. Un nome che si ripete e si ripete ancora a Lonato del Garda, soprattutto quando si parla della Valsorda. Una storia strana, molto italiana e in cui le zone d’ombra si sovrappongono, si intersecano, e in cui sembra ormai chiaro che qualcosa non va come dovrebbe andare. 25mila metri quadri di intervento a cui si aggiungeranno 13mila mq di parcheggio, il tutto condito in salsa a doppio senso, per una strada a due corsie che permetterà al nuovo traffico di passare per quella che ad oggi è poco più di una stradina di campagna. Il 2 agosto scorso la seconda Conferenza dei Servizi, mentre al di fuori del Comune il presidio dei cittadini e dei comitati riempiva la piazza.

“Esistono forti perplessità nei  termini della coerenza paesaggistica – queste le parole della Soprintendenza, rappresentata quel giorno da Cinzia Robbiati – Stiamo parlando di un paesaggio unitario che rimane tale indipendentemente da una linea di confine indicata dal vincolo”. Di cose ne sono successe dal 2007 ad oggi: un primo progetto per la Cascina Valsorda a firma della società Azzurra, il cambio in corsa dopo la prima bocciatura con l’ingresso della Querceto srl, un primo ridimensionamento delle volumetrie e la presentazione del SUAP Fingroup e Rem, altre società intrecciate tra loro, spesso con una sola amministrazione e una sola sede, tutte a capitali sociali ridotti e in realtà controllate da una certa Extrema Finance SA, società anonima con sede a Lugano. Nonostante una precisa legge della finanziaria di Ferragosto, e il 2008/99/CE dell’Unione Europea, che pongono limiti precisi alle società di comodo e all’edificazione in zone di pregio ambientale.

L’idea la conoscono già tutti. Un maxi albergo da 74 camere a cui si affiancherà un maneggio dotato di tutti i comfort per gli amici equini. Eppure stiamo parlando di un’area che è riconosciuta come riserva naturale di tutela paesaggistica, area agricola di pregio ambientale, area di salvaguardia anche agricola. Tutto insieme. E tornando al 2007 il Comune di Lonato (testuali parole) si era impegnato con la Provincia “a impedire qualsiasi trasformazione d’uso del territorio che possa inificiarne l’utilizzo futuro compromettendo il transito dei ciclisti e dei pedoni”. Ma poi, un paio d’anni dopo, improvvisamente ne permette la costruzione: “Con una mano si rigetta la richiesta per l’area vincolata – si legge una relazione firmata dal Comitato Amici della Valsorda – con l’altra si spiega come fare perché essa venga accolta”.

Una raccolta firme (quasi 1500), le proteste diffuse, i pareri negativi di Soprintendenza e Arpa, lo scetticismo di Garda Uno. A cui si aggiungono degli errori di forma, e la totale mancanza di garanzie da parte delle società coinvolte nella cementificazione. “Nella valutazione paesaggistica – questo il monito della Soprintendenza in quell’ormai celebre 2 agosto – deve essere considerata anche la percezione della popolazione del luogo”. Perché l’alta sensibilità percettiva diventa elemento determinante nelle scelte future, e perché distruggere l’ambiente molto spesso significa anche perdere attrattiva turistica.

“La politica e le decisioni dell’amministrazione, quando prevedono interventi di questa portata – aggiunge Daniela Carassai del Comitato lonatese Amici della Valsorda – non possono non ascoltare la voce della popolazione. L’amministrazione è una cosa pubblica, non è una cosa privata! La Valsorda non si tocca, deve essere lasciata stare: fa parte di contesto ambientale e storico notevole, è una vasta zona che sta molto a cuore ai cittadini di Lonato. Una comunità non può essere depredata in questo modo, e con questi metodi”.

Sembra proprio che Lonato ne abbia passate tante, e tante dovrà passarne ancora. Come se non bastasse una piccola storia nella storia, la storia della Cascina Valsorda. Inserita inizialmente nel citato SUAP, come per magia è scomparsa dall’ultimo progetto, con una piccola deviazione. Il SUAP infatti non contempla la destinazione residenziale. E la Cascina Valsorda viene esclusa proprio per la sua prossima destinazione d’uso: 17 appartamenti disposti su tre corpi distinti, tra cui una piccola palazzina centrale alta tre piani.

Il ‘disastro ecologico’ annunciato dai comitati può cominciare. “Non ci arrenderemo – ci spiega ancora Daniela Carassai – molte sono le criticità e troppi gli aspetti legali da chiarire. A costo di presidiare tutta la zona, la Valsorda non si tocca!”                                      

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