Marito positivo al Coronavirus, in quarantena con i figli: "Poteva succedere a chiunque"

Il racconto della moglie del 44enne camuno, che per primo è risultato positivo al Coronavirus in valle

Foto d'archivio

È in isolamento da lunedì, insieme ai suoi figli. Marzia (nome di fantasia) sta vivendo sulla sua pelle l'emergenza Coronavirus e il panico correlato: da quando il marito 44enne è risultato positivo al tampone, il suo telefono suona continuamente. Il paese della Valle Camonica dove abita la sua famiglia è piccolo e la voce si è sparsa velocemente, creando inutili allarmismi. Buona parte della comunità è solidale: "In tanti in queste ore ci hanno dimostrato la loro vicinanza", spiega la donna. Ma non sono mancati sospetti e accuse, lanciati soprattutto sui social network.

Alla preoccupazione per il marito, che dal 28 febbraio è ricoverato in ospedale - prima ad Esine, poi a Mantova ed infine a Castiglione delle Stiviere - si aggiungono la rabbia e le ferite provocate "dalle falsità e cattiverie che ho letto su Facebook da quando è stata data la notizia che mio marito era il primo contagiato dal Coronovirus della Valcamonica" , ci spiega la donna.

Di certo né Marzia, né il marito potevano immaginare e prevedere quanto accaduto e hanno seguito, alla lettera, tutte le indicazioni fornite dai medici e delle autorità sanitarie. Il 44enne ha cominciato a stare poco bene lo scorso 16 febbraio, in tempi cioè non sospetti: in Lombardia non erano ancora stati accertati casi di persone positive al Coronavirus. Era andato dal medico di base che gli aveva dato i classici 7 giorni di riposo concessi per l'influenza. Ma la situazione non è migliorata: "Il dottore gli ha dato altri giorni, ma io ero molto preoccupata. Vedere un uomo che di solito spacca il mondo, stare sempre sdraiato e non riuscire a muoversi mi ha spaventata. Nel frattempo era scoppiata l'emergenza Coronavirus, così sabato 22 febbraio ho chiamato il 112. Siccome mio marito non aveva avuto contati con la zona rossa e non eravamo in grado di sapere con certezza se avesse incontrato persone positive al Coronavirus, l'operatore mi ha detto che mi avrebbero ricontattata".

"Sono passati altri 4 giorni prima che mi richiamassero per dirmi che non lo avrebbero sottoposto al tampone e di rivolgerci al medico di base - spiega ancora Marzia -. Nel frattempo le sue condizioni peggioravano, così il medico di base è venuto a casa a visitarlo: lo ha trovato molto male e gli ha prescritto delle punture antibiotiche dicendoci di andare in ospedale se la situazione non fosse migliorata nel giro di due giorni. Come ci era stato detto, venerdì 28 siamo andati all'ospedale di Esine con la prescrizione per una tac urgente. Gli esami hanno accertato che aveva una polmonite, così i medici ci hanno detto di andare in Pronto Soccorso dove hanno fatto il tampone a mio marito. Lunedì due marzo è arrivata la conferma che era positivo al Coronavirus, così è stato trasferito all'ospedale di Mantova, nel reparto Infettivi: da allora non possiamo più vederlo."

E per Marzia e i suoi figli è cominciata la quarantena: "Anche i miei genitori, che non hanno mai avuto contati diretti con mio marito, sono stati obbligati all'isolamento, dato che  in paese hanno cominciato a girare voci allucinanti e alcune persone hanno pure chiamato il sindaco per lamentarsi e chiedere provvedimenti - racconta ancora la donna -. Per fortuna la maggior parte dei compaesani ci è vicina, ma alcuni ci hanno trattato come se fossimo degli appestati. Ho ricevuto chiamate allucinanti di persone che ho visto mesi fa: erano preoccupate dal rischio del contagio."

La donna rivolge ora un appello a tutta la comunità: "Non ce la siamo andata a cercare, come è accaduto a noi, poteva succedere a chiunque. La gente del paese può stare serena: nessuno di loro è stato a stretto contatto con mio marito, perché da quando ha cominciato a stare male è stato in casa e solo io gli sono stata vicina."

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Una situazione difficile, che Marzia sta affrontando con un'encomiabile serenità: "Non ho paura. All'inizio mi sono chiesta perché fosse accaduto proprio a noi, però adesso l'abbiamo digerita: mio marito sta migliorando e forse tra poche ore lo dimettono. Io e i miei figli attendiamo l'esito del tampone: fisicamente stiamo bene e abbiamo tanto tempo libero da trascorrere insieme. Passerà in fretta: stringiamo i denti, con la consapevolezza che tra 15 giorni saremo di nuovo liberi".
 

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