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Cronaca Urago d'Oglio

Neonata morta in culla: "Abbiamo provato in tutti i modi a salvarla, ridateci i nostri figli"

Per far luce sul decesso è stata aperta un'inchiesta per omicidio colposo, gli altri tre figli sono stati allontanati. Il tribunale dei minori: "Grave disinteresse manifestato nei loro confronti". I genitori: "Ci dipingono come dei mostri"

Una palestrina, una tenda giocattolo e un triciclo all’ingresso. I biberon pronti per la poppata sul bancone della cucina, accanto ai medicinali e all'aerosol per bambini. La culla e i lettini vuoti nella cameretta, nessuno che si rincorra per casa o che chiami la mamma. Perché nell’appartamento di Urago d' Oglio sono rimasti solo Jessica e il compagno Valentino. I loro quattro figli non ci sono più: la più piccola è spirata tra le braccia del nonno e dei sanitari del 118, che hanno provato a lungo a far ripartire il suo cuoricino, e sotto gli occhi (gonfi di lacrime) della madre e dei suoi fratellini. Aveva solo due mesi: nata prematura alla fine di ottobre, dopo un cesareo di emergenza, si è spenta lo scorso 29 dicembre mentre riposava nella culla blu (la stessa che vedete nella foto) accanto alla sua gemella. Stando ai primi riscontri post mortem, la piccola era positiva al Covid (i familiari sono invece tutti negativi) e non ci sarebbero segni di percosse e scuotimento. Ma la procura vuole vederci chiaro e capire se l'immane tragedia potesse in qualche modo essere evitata: proprio per poter eseguire l'autopsia è stato aperto un fascicolo d'inchiesta per omicidio colposo.

"Ripetuto il massaggio cardiaco 300 volte"

"Quel giorno non stavo bene, avevo l'influenza e non mi reggevo in piedi - ricorda tra le lacrime Jessica Carrera, mentre il compagno Valentino le stringe teneramente la mano - così ho chiesto a mio padre di dare il biberon alla piccola. Erano le 11: dopo la poppata l'ho fatta addormentare e l'ho messa nella culla, poi mi sono sdraiata sul divano insieme al mio secondogenito e ci siamo addormentati. Quando mi sono svegliata, nel pomeriggio, sono andata in camera per prenderla: doveva mangiare. Lei era gonfia e fredda: l'ho presa in braccio e mi sono messa ad urlare chiedendo aiuto a mio padre. Abbiamo subito chiamato il 118 e abbiamo steso la bimba sul tavolo della cucina. Mio papà ha cominciato le manovre di rianimazione, seguendo le indicazioni dell'operatore del 118: ha ripetuto il massaggio cardiaco 300 volte. Sembrava che la piccola potesse farcela: aveva ripreso colore e si sentiva un flebile battito. Purtroppo non è stato così: è spirata poco dopo l'arrivo dei sanitari".

La separazione dagli altri tre figli

Mentre papà Valentino saliva sull'ambulanza insieme alla neonata ormai priva di vita, mamma Jessica e il nonno rispondevano alle domande dei carabinieri, cercando la forza per consolare e tranquillizzare gli altri tre bimbi che hanno assistito al dramma: la gemella di Sofia (nome di fantasia) e i fratellini di uno e sei anni. Sono stati gli ultimi momenti che la famiglia ha trascorso insieme. All'indomani del decesso, il tribunale dei minori di Brescia ha infatti emesso un provvedimento d'urgenza per allontanare gli altri tre bimbi. Queste le motivazioni dei magistrati: "Il tragico evento della morte della bambina è legato alle condizioni di grave pregiudizio del nucleo familiare in cui viveva. Pregiudizio che ora permane in modo forte e drammatico per i suoi fratelli e la sorellina. Grave è il disinteresse manifestato nei loro confronti per aver trascurato l’assistenza delle bambine nate premature".  

Accuse pesanti, alle quali Jessica e Valentino hanno deciso di replicare pubblicamente, anche attraverso l'intervista a noi rilasciata in questi giorni segnati dal lutto, come dall'angoscia e dalla paura di non poter più riabbracciare gli altri figli.

"Mamma perché mi stai abbandonando?"

"In poco meno di 24 ore, abbiamo perso tutti i nostri figli: è stato straziante, oltre che ingiusto. Abbiamo fatto tutto quello che ci è stato detto di fare per le gemelle: abbiamo seguito le indicazioni dei medici sia quando sono uscite dall'ospedale dopo la nascita, sia dopo un successivo ricovero per sospetta bronchiolite. Ci accusano di aver rifiutato le dimissioni protette, di averle trascurate  ma non è assolutamente così: avremmo accettato volentieri un sostegno, se ci fosse stato offerto. Quando è nato il mio primo figlio avevo 23 anni e stavo attraversando un periodo molto complicato a causa della prematura morte di mia madre: sono stata la prima a chiedere aiuto, rivolgendomi ai servizi sociali del Comune, che da allora ci seguono", spiega Jessica che a poche ore dalla morte della sua piccola - nella mattinata di venerdì 30 dicembre - è stata convocata in municipio insieme al figlio più grande, avuto da una precedente relazione.

"È stato un incubo - racconta Jessica -. Mi hanno detto che non ero in grado di dargli un supporto stabile, data la grave perdita che avevo subito, e che era quindi meglio allontanarlo da me. Abbiamo passato quasi tutta la giornata negli uffici del comune in attesa che venisse trovata una struttura disponibile ad ospitarlo. Verso sera è arrivato il momento di separarci". Jessica ricorda ancora le ultime parole che gli ha detto il figlioletto: "Mamma perché mi stai abbandonando?". Una domanda alla quale la giovane donna non avrebbe nemmeno avuto il tempo di replicare: "Non era certo questa l'idea che volevo che mio figlio si facesse di me. Per fortuna mi hanno concesso un incontro protetto, tra tra qualche ora potrò vederlo e spiegargli cos'è accaduto".

Nel frattempo Valentino e gli altri due figlioletti venivano scortati in farmacia per effettuare il tampone Covid. Una volta ricevuto l'esito (negativo per tutti) anche per loro è arrivato il momento della separazione: "Ci sono stati portati via in malo modo - spiega Valentino -, come se i nostri figli fossero dei pacchi regalo. Ho potuto tenere in braccio la piccolina due minuti dopo l'esito del test, poi se la sono presa. Ancora più straziante è stato separarmi dal fratellino di un anno e mezzo". Entrambi sono stati presi in custodia da due famiglie affidatarie, senza che Jessica potesse almeno salutarli: "Non so più nulla di loro. La più piccola è stata anche ricoverata in ospedale, ma i medici non potevano darci notizie sulle sue condizioni. Poi ci hanno detto che era stata dimessa e abbiamo tirato un sospiro di sollievo", aggiunge la donna. 

"Vogliamo che venga fatta giustizia"

Gli avvocati che assistono la coppia - Francesca Scagliola, Bianca Scaglia e Marino Colosio - hanno impugnato il provvedimento del tribunale dei minori e chiederanno l'annullamento: l'udienza è stata fissata per giovedì 19 gennaio. Fino ad allora i giochi dei piccoli resteranno schierati all'ingresso dell'abitazione di Urago d'Oglio, dove da settimane regna un ordine surreale e un silenzio angosciante. "Lotteremo finché avremo fiato e vogliamo che venga fatta giustizia: non torneremo mai ad avere una vita normale perché la perdita che abbiamo subito è impossibile da superare, ma ciò che ci fa andare avanti è la speranza di poter almeno riabbracciare i nostri piccoli, di vederli crescere e giocare. Non siamo la famiglia del 'Mulino Bianco', ma nemmeno dei mostri come ci vogliono dipingere. Abbiamo dei problemi, come tutti, ma ai nostri figli non abbiamo mai fatto mancare nulla: sono la nostra vita".

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