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Una città invasa dalla coca: sul «piatto» 26mila euro ogni ora

Gli sconvolgenti dati della recente inchiesta del Corriere della Sera, lo sconvolgente resoconto del libro 'La Bamba': la Lombardia che vale un terzo del mercato, a Milano 150mila consumatori, a Brescia 625mila euro al giorno

Qualcuno magari neanche ci ha fatto caso, e ha continuato a pipparla dal piatto, o dal cd. A qualcun altro invece ha cominciato a battere forte il cuore, ha chiuso le serrande e ha rinunciato al caffè e alla striscia quotidiana. “Brescia, un fiume di cocaina” è il titolo dell’inchiesta a doppia pagina firmata da Thomas Bendinelli e pubblicata un paio di giorni fa dal Corriere della Sera, il tentativo (come racconta lo stesso Bendinelli) di “tradurre in chiave locale un fenomeno invece più che internazionale, per cercare di comprendere la dimensione del consumo in città e Provincia”. Col freno a mano tirato, i dati sono prudenziali, “con la polvere bianca scorre un fiume di denaro: 26mila euro che vengono sniffati ogni ora”. Il conto è subito fatto, 625mila euro al giorno, quasi 250 milioni all’anno.

Sul tema, in modo completamente diverso dalle inchieste ‘ordinarie’ a cui siamo abituati, il libro di Fabio Berizzi ‘La Bamba’, con fotoreportage di Antonello Zappadu e pubblicato per Dalai Edizioni, presentato anche a Brescia in un freddo mercoledì presso il centro culturale Colori&Sapori di Via Risorgimento a Urago Mella. “Un tema drammatico e sempre attuale – ha spiegato l’autore – un consumo massiccio e un aumento esponenziale dei consumatori. A Milano se ne contano addirittura 25mila abitualli, e 125mila saltuari ma che già sono sulla buona strada. La cocaina è la droga del quotidiano, di chi la usa e di chi invece assiste”.

Il grande naso di Milano, “uno dei principali hub europei per lo smistamento, dopo Barcellona e Amburgo” ma che sembra voglia scalare in fretta le sue posizioni, “presto sarà la città europea dove si consuma più cocaina, una vera Coca-City che dà la possibilità a chiunque di spacciarla o consumarla, senza zone consacrate perché si spaccia ovunque”. Una catena lunga 12mila km, dalla Colombia (dove si produce il 60% della coca del pianeta) o dal Perù (30% della produzione mondiale), 17 euro al giorno per i campesinos cocaleros, i contadini, poi la sporca lavorazione, da 500 kg di foglie a 1kg di polverebianca, lavorata negli oltre 70mila laboratori sparsi nelle foreste, tagliata con calce viva, o benzina. Un processo di taglio che continua etto dopo etto, grammo dopo grammo: un chilogrammo costa dai 3 agli 8mila euro dal primo produttore, in Italia si vende a più di 220mila.

“Non esiste un’altra merce che abbia tali margini di profitto – ha detto il segretario della Camera del Lavoro provinciale, Damiano Galletti – una redditività incredibile, un fiume di denaro che solo a Brescia vale più del fatturato di un’azienda con un migliaio di dipendenti. Una ramificazione sconvolgente, che negli ultimi anni ha colpito i settori lavorativi più disparati, perfino un’indagine FIOM del 2008 ha registrato una storica e tragica novità, si sniffa anche in fabbrica, si va oltre lo sballo e verso un consumo dopante, il doping per il posto di lavoro”.

Anche a Brescia “non si trova un Bronx, una volta si pensava al Carmine ma ora non è più così”, e infatti basta guardarsi intorno, da Piazza Arnaldo alle università, “ormai la droga è arrivata dappertutto”. Per Galletti, che prende in prestito le parole di Roberto Saviano, il problema non lo risolvi con la repressione e basta, è ora di pensare ad altri metodi, altri modi “per sottrarre alle organizzazioni criminali questo fiume di denaro illegale”. Della stessa idea anche Maurizio Marinelli del Centro Studi Polizia di Stato, che cita invece un articolo di Don Wislow, “la repressione fine a sé stessa come la peggiore delle cattive soluzioni”, una forte autocritica sul “fallimento della politica dell’indagine uguale risultato, in cui manca uno studio dettagliato del fenomeno droga”. E ancora un narcotraffico sempre più autoritario, in continua espansione, i sottomarini e le navi dei cartelli a cui si aggiungono “la connivenza di parecchie istituzioni locali e basi di approdo sempre più sicure, siamo lontani anni luce”.

La testa ancora sul piatto, chissà quanti nella Provincia, quanti nel Belpaese. Il 50% della droga in bianco finisce negli States, il 40% nei 27 della nuova UE, e poi la Lombardia che da sola vale un terzo del mercato italiano. “Non è più sballo, non è più sola evasione – conclude Fabio Berizzi – ormai è sostanza dopante, per reggere i ritmi della vita e del lavoro. Una trasversalità pazzesca del consumo, storie di infinita sofferenza. Perché si comincia così, con una grammata che poi diventa una spesa quotidiana, giornaliera. Un circolo vizioso da cui non si esce più”.

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