Brescia, tumori anche a +27% sul resto d'Italia: "Via i vertici Asl"

Lo chiede Paolo Ricci, coordinatore dell'Iss, il progetto che monitora i 44 siti inquinati di interesse nazionale, in un'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano. La richiesta arriva dopo la pubblicazione del nuovo rapporto "Sentieri". In città, i melanomi cutanei raggiungono negli uomini il +27% rispetto al resto d'Italia

In provincia di Brescia si muore di tumore più che nel resto di'Italia. In città la situazione è tanto più grave a causa dell'inquinamento da PCB causato dalla Caffaro, come certifica il nuovo rapporto "Sentieri" dell'Istituto Superiore di Sanità e dell’Airtum, l’Associazione italiana registri tumori. "In entrambi i generi – è scritto nella ricerca Iss-Airtum – si osservano eccessi (uomini +10%, donne + 14%) in tutti i tumori e dei tumori epatici, laringei, renali e tiroidei".

Le tipologie in cui i dati registrano un'aumento esponenziale sono, secondo gli esperti, quelli riconducibili a Pcb e diossine:  i melanomi cutanei (+ 27% per gli uomini, + 19% per le donne), i linfomi non-Hodgkin (+ 14% gli uomini, + 25% le donne) e i tumori della mammella (donne + 25%).

Di fronte a tale drammatica realtà, Paolo Ricci - coordinatore dell’Iss, il progetto che monitora i 44 siti inquinati di interesse nazionale - chiede l'azzeramento dei vertici dell'Asl di Brescia. Lo fa in un'intervista rilasciata al giornalista bresciano Andrea Tornago per il Fatto Quotidiano:  "E’ ora che facciano un passo indietro. So di spingermi oltre un contributo scientifico puro – dichiara il professor Ricci al giornale fondato da Padellaro e Travaglio –, ma penso che la ricerca debba avere anche una ricaduta sociale sulla salute delle persone. Chi ha avuto a che fare fino ad ora con la gestione della situazione sanitaria e ambientale di Brescia sul caso Caffaro dovrebbe lasciare il posto ad altri".

Già diversi comitati cittadini hanno chiesto le dimissioni di Carmelo Scarcella, al vertice dell’azienda sanitaria ormai da 15 anni. L'accusa nei suoi confronti è quella di "aver negato le conseguenze sanitarie dell’inquinamento da diossine". E il professor Ricci non sembra pensarla molto diversamente: "E' ora che vi sia un rinnovamento ai vertici - si legge ancora nell'intervista -. Parlando tra colleghi e amici, è emersa la convinzione che sarebbe opportuno fossero altri gli interlocutori locali dell’Iss per continuare il lavoro di monitoraggio e di studio del sito Caffaro".

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