Maxi-truffa dei carburanti, frode da mezzo miliardo di euro: arrestati due bresciani

Sequestrati orologi e auto di lusso, 13 le persone arrestate (due in provincia di Brescia) e una frode fiscale da oltre mezzo miliardo di euro

Foto d'archivio

False fatture per oltre 400 milioni di euro, altri 100 milioni di Iva evasa, sequestri di lusso per centinaia di migliaia di euro (orologi, automobili e yacht) e 13 arresti in tutta Italia, e due anche in provincia di Brescia: è questo il bilancio dell'operazione “Fuel Discount” coordinata dalla Guardia di Finanza di Pavia in collaborazione con i vari comandi territoriali. Per portare a termine le varie misure cautelari sono scesi in campo più di 100 fiamme gialle in contemporanea.

Un meccanismo rodato, un truffa del carburante di cui facevano parte decine di distributori di benzina in tutto il Nord Italia (Lombardia, Piemonte e Veneto): le aree di servizio potevano rivendere il carburante a prezzi ribassati grazie a un “giro” di false fatturazioni, quantificato appunto in oltre 400 milioni di euro.

Come funzionava la truffa del carburante

Il carburante veniva acquistato da società “cartiere” con sede in Est Europa, e poi rivenduto all'ingresso in Italia oppure messo a disposizione dei vari distributori: erano le fatture false a sgonfiare i fatturati, a cui si sarebbero aggiunti dei falsi in bilancio e il mancato pagamento delle imposte (come detto, si presume un'evasione di Iva pari a oltre 100 milioni, e in soli due anni).

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I soldi “sporchi” sarebbero stati poi riciclati in vari modi: o trasferiti all'estero oppure reinvestito in beni di lusso (orologi per oltre 100mila euro, supercar come Porsche, Ferrari e Lamborghini, yacht e vacanze). A capo della vasta organizzazione criminale ci sarebbero stati uomini legati alla mafia romana e alla camorra, alle famiglie Casamonica e Polverino: uno di questi si faceva chiamare addirittura "Gesù". In tutto 13 gli arresti, tra cui due bresciani: il 26enne Andrea Adami di Concesio e il 52enne Mirco Quaresmini di Brescia.

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