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Lunedì, 24 Giugno 2024

Bar e ristoranti comprati con la truffa del bonus facciate: sigilli anche nel Bresciano

Quattro attività commerciali sequestrate tra Desenzano e Moniga

Aveva base tra Peschiera e il basso Garda bresciano l’associazione a delinquere che per gli inquirenti ha orchestrato la maxi-truffa del bonus facciate da 17 milioni di euro. Con i soldi illecitamente sottratti al fisco, i membri del sodalizio avrebbero acquistato anche strutture ricettive e attività commerciali situate in alcune rinomate località turistiche del Benaco.

In quali comuni sono scattati i sigilli

Nel lungo elenco ci sarebbero - stando alle prime informazioni trapelate - anche due locali (bar e ristoranti) di Desenzano del Garda, altrettanti di Moniga e un hotel di Peschiera del Garda. Per queste attività, nella mattinata di oggi (martedì 23 maggio), sono scattati i sigilli.

L’operazione, condotta dalla guardia di finanza con la collaborazione dei carabinieri, ha portato al sequestro di beni immobili  due ristoranti, due pasticcerie, due bar e un hotel), abitazioni private e conti correnti per ben 5 milioni di euro. Dieci le persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare: per tre di loro 3 si sono aperte le porte del carcere, gli altri sette sono invece ai domiciliari. Devono rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio e autoriciclaggio. 

Gli indagati - di origine siciliana, calabrese, campana e albanese – avvalendosi della professionalità di un commercialista attivo nella Provincia di Treviso – dopo aver monetizzato, attraverso la cessione a Poste Italiane Spa, circa 5 milioni di crediti d’imposta fittizi provenienti dal bonus facciate - avevano reinvestito e riciclato i proventi della imponente truffa ai danni dell’Erario acquistando locali turistici e commerciali sul Garda.

Come funzionava la truffa

Stando a quanto accertato dai finanzieri, all’origine delle catene di cessione dei crediti fittizi vi erano decine di persone fisiche che risultavano aver dichiarato (nella maggioranza dei casi inconsapevolmente) lavori di ristrutturazione edilizia delle facciate esterne, acquisendo così il diritto alla detrazione del relativo importo (pari al 90% della spesa che avrebbero dovuto sostenere). Crediti poi ceduti a terzi. Le pratiche, per centinaia di migliaia di euro, venivano trasmesse (per conto degli ignari titolari) da un commercialista residente in provincia di Treviso, in accordo con gli altri membri del sodalizio criminale. I crediti d’imposta così originati venivano ceduti a società e imprese individuali, tutte riconducibili agli indagati, le quali a loro volta li passavano a Poste Italiane (non. Conoscenza della frode e indotta in errore) per un importo complessivo pari a circa 5 milioni di euro, monetizzandoli così in denaro utilizzabile a tutti gli effetti.Il denaro ottenuto illegalmente veniva poi trasferito su conti esteri (soprattutto spagnoli) per poi rientrare nella disponibilità del sodalizio che lo utilizzava per acquistare attività economiche.

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