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Contro lo Stato italiano “mi sento fascista”, le parole del sindaco

Fanno discutere la parole del primo cittadino di Trenzano. Il prefetto di Brescia ha annunciato che si rivolgerà alla Polizia Postale.

«Forse anche solo per l'esigenza istintiva di distinguermi da voi, più vi sento parlare e più mi sento fascista». Il sindaco di Trenzano, a capo di una coalizione civica appoggiata dal centrodestra, Andrea Bianchi, torna nell’occhio del ciclone a causa delle sue dichiarazioni contro la proposta di legge del democratico Fiano contro l’apologia del fascismo. 

Le parole del primo cittadino, al secondo mandato, sono pubblicate sulla sua pagina Facebook: «In questi giorni parlamentari, sottosegretari, prefetti e altri servi di questo #Statodimerda, in cui la gente muore sotto i cavalcavia che crollano, sono impegnati a censurare, rimuovere, impedire, travisare, mistificare ed infangare tutto ciò che rappresenta e fu fatto durante il Ventennio, o che anche solo lo ricordi. Il democratico Fiano ha già pronta una legge. Attenzione! I nonni non li avete avuti solo voi. I libri e le fonti storiche non sono solo quelli spacciati e quelle spacciate male dalla scuola pubblica repubblicana. Gli italiani non sono tutti debosciati con l'anello al naso. Continuate a governare e portare allo sfascio questo Paese, una volta grande, all'insegna del vostro #antifascismo e il Fascismo inevitabilmente tornerà. Forse anche solo per l'esigenza istintiva di distinguermi da voi, più vi sento parlare e più mi sento fascista. Ora che l'ho detto, anzi che l'ho scritto, cosa intende farmi? Mi arrestate? Mi ammazzate?»

Il caso è già finito alla ribalta nazionale, ne parlano La Repubblica e altre testate. Per Andrea Bianchi non si tratta della prima polemica della sua carriera da primo cittadino, già un paio di anni fa fu denunciato per le sue parole contro lo Stato, mentre un anno fa finì nell’occhio del ciclone per avere detto a una ragazzina extracomunitaria di tornarsene nel suo paese con tutta la famiglia. Ad halloween invece se la prese con quanti avevano celebrato la festa, definendola una "baggianata". 

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