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Da Milano a Rovato: 100 minuti di ritardo

Da Milano a Rovato: 100 minuti di ritardo

La rivolta dei pendolari: una class action popolare contro Trenord

Altroconsumo lancia la class action con cui chiedere il risarcimento fino a tre mesi di abbonamento, al termine di una delle settimane peggiori della storia ferroviaria italiana. Anche ieri ritardi fino a 60 minuti

La vita del pendolare non è mai stata delle più comode, soprattutto se riferita alla linea ferroviaria italiana. Disservizi e ritardi, guasti e il riscaldamento che non funziona mai, quella voce metallica che ripete “il treno è stato soppresso”, quel tabellone che una volta faceva rumore e adesso è invece digitale, ma che recita sempre la solita solfa, “treno cancellato”. La quiete dopo la tempesta per una delle settimane peggiori della storia recente della linea regionale lombarda, “la più grande Caporetto delle ferrovie italiane mai avvenuta”, così come l’ha definita il responsabile trasporti di Legambiente Lombardia, Dario Balotta.

Nella società della meccanizzazione informatica è bastato un malfunzionamento al software di gestione per provocare un effetto domino che si è dipanato a macchia d’olio, paralizzando la circolazione dei treni e delle tratte gestite da Trenord, fino all’esasperazione degli abituali fruitori. Stare in piedi da Milano Centrale a Brescia è diventata quasi un’abitudine, i 90 minuti di ritardo quasi un appuntamento fisso. Ieri il (lento) ritorno alla normalità, come scrive il rassegnato Francesco: “Da Palazzolo a Bergamo, in ritardo di soli 15 minuti. Un tempo avrei bestemmiato, oggi ho appreso la notizia con un sorriso”. Ma da Milano Angela invece riferisce un ‘piccolo’ ritardo del treno per Brescia, 40 minuti che a poco a poco si avvicinano all’ora intera.

“I problemi di Trenord sono il sintomo e l’emblema della situazione italiana – ci racconta invece Mariateresa – Nel 2012 modi e tempi per viaggiare meglio che con i treni a vapore ci sono, invece si viaggia peggio!”.  Un’insofferenza giustificata e diffusa, che negli anni del 2.0 ha pure l’estensione virale firmata Trenord Victims (su Facebook e Twitter), quasi 5mila persone con una foto o una storia da mostrare e raccontare. Ora tocca alle vie legali, le denunce già proclamate dai vari comitati di pendolari (per "interruzione di servizio pubblico") e una vera e propria class action targata Altroconsumo, che dal sito ufficiale spiega dinamiche e modalità “per ottenere il rimborso di almeno tre mesi di abbonamento”.

“Ritardi record, treni cancellati, disagi e malori per i pendolari lombardi. Un caos da girone infernale ha investito i 700mila pendolari che viaggiano sulle linee di Trenord, e tutto per un guasto al software di gestione dei turni dei ferrovieri. Quei pochi convogli che sono riusciti a partire, sono stati letteralmente presi d’assalto: uno scenario da terzo mondo. Vista la gravità dei fatti, Altroconsumo si attiva con una class action, per chiedere il rimborso dei danni subiti. Più siamo e più contiamo”.

Intanto Trenord ha sottolineato di aver “già attivato le procedure per la valutazione delle entità dei disagi e la definizione degli indennizzi secondo le norme del contratto di servizio”. Oltre al danno la beffa? Il comunicato si chiude con la celebrazione “dell’attenzione dimostrata nei confronti dei clienti”, ma allora anche ai conti, perchè al 2012 l'utile netto semestrale risulta triplicato rispetto ad un anno fa. Eppure, come scrive Paola D’Amico che da 30 anni fa la pendolare, "è incalcolabile l’elenco delle promesse disattese e dei manifesti di buone intenzione rimaste parole al vento, che ancora rimbombano nelle orecchie di vive in Lombardia”.

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