Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca Centro / Via Nicolò Tartaglia

"Non voglio che nessuno sappia della morte. Lascio tutto a mio figlio"

Il testamento di Oreste Artioli: un foglio di carta nella tasca prima di buttarsi dal sesto piano. La moglie Marisa Gualerzi, a cui aveva tagliato i polsi, è sopravvissuta in ospedale

“Non voglio che nessuno sappia della morte. Voglio essere cremato e non voglio fiori”. Così parlò Oreste Artioli: sarebbero queste le sue ultime parole, nero su bianco sul testamento che aveva in tasca quando si è buttato dal balcone, dal sesto piano del suo appartamento di Via Nicolò Tartaglia. Lo scrive il Giornale di Brescia.

Solo pochi attimi prima avrebbe tagliato le vene alla moglie, Marisa Gualerzi: secondo gli inquirenti ha provato ad ucciderla. La donna era malata da tempo, da almeno un decennio afflitta dal morbo di Alzheimer: una malattia degenerativa, per cui ad oggi non esiste una cura conclamata. Le sue condizioni sarebbero peggiorate nell'ultimo anno, a seguito di un'emorragia cerebrale.

Un dramma della disperazione, in un elegante appartamento di una famiglia per bene: Artioli aveva 79 anni, era stato a lungo dirigente d'azienda. A due passi da loro abita il figlio Davide, avvocato: la casa gliel'hanno comprata proprio loro, lui ci aveva trasferito anche il suo studio.

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