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Test a luci rosse all'Aler: il Garante della Privacy dice No

Dopo l'ordine degli psicologi arriva un nuovo stop da parte del Garante della Privacy sul caso dei test a luci rossi al concorso dell'Aler di Brescia. Possibili sanzioni amministrative

Dopo lo stop dell'ordine degli psicologi, arriva un nuovo NO ai test a luci rosse somministrati durante un concorso per un posto di dirigente presso l'Aler di Brescia e del cui caso si stanno occupando anche i media nazionali e le trasmissioni in difesa dei consumatori come Mi manda Raitre sulla tv di Stato.

Questa volta si è espresso il Garante della Privacy che ha definito i test che chiedevano informazioni molto, ma molto intime sui candidati "in contrasto con l'articolo 8 dello Statuto dei lavoratori, che vieta al datore di lavoro di fare indagini ai fini dell'assunzione sulle opinioni religiose, politiche e sindacali del lavoratore nonchè su fatti non rilevanti per la valutazione dell'attitudine professionale, sia con l'art.10 del decreto legislativo n.276 del 2003 che vieta alle agenzie di lavoro o ai soggetti che si occupano di preselezione di lavoratori di effettuare indagini relative alle convinzioni personali, al credo religioso, all'orientamento sessuale, allo stato di gravidanza, allo stato di salute"

Secondo il Garante le informazioni richieste nei test della Cispel sono illecite inoltre perché effettutate "in violazione dei principi di indispensabilità, pertinenza e non eccedenza fissati dal Codice privacy. Il trattamento di questo tipo di dati, infine, non è tra quelli contemplati nell'autorizzazione generale del Garante sull'uso dei dati sensibili e giudiziari. Il Garante ha disposto la trasmissione del provvedimento al Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonchè all'autorità giudiziaria per le valutazioni di competenza, riservandosi anche di valutare l'apertura di un procedimento per l'applicazione di sanzioni amministrative".

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