Terrorismo a Brescia, non è ancora finita. Polemica sulla privacy

Il Questore di Brescia non esclude la presenza di altre cellule legate al terrorismo islamico. Mentre a livello nazionale il ministero degli Interni annuncia un giro di vita su computer e cellulari: scoppia la polemica

Non si esclude la presenza di altri gruppi bresciani legati al terrorismo islamico. Lo annuncia il Questore di Brescia Carmine Esposito sulle pagine di BresciaOggi, mantenendo però il massimo riserbo sulle indagini in corso. Indagini che hanno portato all’arresto di tre persone, a cui si aggiungerebbe un quarto latitante, il 21enne di Vobarno Anas El Abboubi, ora in Siria a combattere con il nome di battaglia ‘Abu Rawah l’italiano’.

Per il Questore solo un “punto di partenza”, nell’ipotesi di rilevare altri giovani coinvolti. Ma il giro di vite dell’antiterrorismo italico prende ovviamente forma nazionale. La Commissione parlamentare ha infatti approvato la bozza definitiva del nuovo decreto ‘anti terrore’, che prevede la possibilità da parte dell’autorità giudiziaria di accedere (e bloccare) i siti web con cui si veicolerebbero messaggi violenti e di esaltazione alla jihad.

Anche il ministro degli Interni, Angelino Alfano, avrebbe confermato il passaggio legislativo – si legge su Adnkronos – che consentirebbe di “frugare nei computer dei cittadini nell’ambito del provvedimento antiterrorismo”. In altre parole, “la possibilità di spiare pc, tablet e cellulari da remoto”. Si contano intanto 25 espulsi dall’inizio dell’anno, espulsi per “un’azione di prevenzione”. Buona parte di questi sono stranieri: 9 tunisini, 6 marocchini, 3 pachistani, 2 egiziani e 2 francesi, un turco.

Inevitabili le polemiche sul tema della privacy. E la domanda che si ripete, ormai da tempo immemore. Fino a che punto siamo disposti a rinunciare alla nostra libertà, pur di sentirci più sicuri?

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