Sciame sismico nell'Alto Garda: "Sembra un paradosso, ma è meglio così"

Gianfranco Bertazzi, direttore scientifico dell'Istituto di geofisica e di bioclimatologia sperimentale del Garda di Desenzano, spiega che il susseguirsi delle scosse negli ultimi giorni è un fenomeno normale, vista la morfologia della zona. L'alta frequenza di terremoti di lieve entità sarebbe un bene, perché scongiurerebbe il rischio di un violento sisma

Foto d'archivio

Sette scosse, di cui quattro nell’ultima settimana. La terra nell’alto Garda non smette di tremare, finora senza causare danni. Terremoti di lieve intensità e durata ai quali bisognerà farci l’abitudine, perché secondo gli esperti gli eventi sismici sono una costante di questa zona. Gli ultimi movimenti tellurici si sono registrati sempre nella stessa zona, tra la provincia di Brescia e il Trentino: tra Riva del Garda e il lago di Ledro. La scorsa settimana la terra ha tremato nel pomeriggio e nella notte di martedì e poi di nuovo mercoledì sera, con epicentro sempre a Molina di Ledro.  

Alle 21.20 di domenica 1 novembre ha avuto luogo una nuova scossa di magnitudo 3.0  epicentro a 3 chilometri da Molina di Ledro. Il terremoto, come gli altri, non ha fatto danni, ma è stato avvertito in molti paesi del Garda destando parecchia preoccupazione, viste le decine di chiamate ai Vigili del Fuoco. Uno sciame sismico che non stupisce gli esperti, data la struttura morfologica della zona, e che non deve generare allarmismi. 

“Nella zona compresa tra l’Alta Valsabbia e il Lago d’Idro fino al Monte Baldo - spiega il direttore scientifico dell'Istituto di geofisica e di bioclimatologia sperimentale del Garda di Desenzano, Gianfranco Bertazzi - sono attive una serie di faglie inverse.  Questi fenomeni si originano dai movimenti delle faglie che scivolando sopra il magma interagiscono e provocano dei movimenti del terreno. Già nel 1983 il professore di geofisica Roberto Cassinis, durante un convegno organizzato dalla Comunità Montana, aveva spiegato come nel territorio lombardo il flusso medio di energia sia massimo nella provincia di Brescia, dove, sia pure in un'area ristretta, si ha un valore pari a quello riscontrato nel Friuli. Il regime sismico (accumulo e rilascio dell’energia) e vari altri parametri indicano quindi come zona più esposta il bresciano e il lago di Garda.”

Non ci sarebbe però da preoccuparsi, il susseguirsi di scosse di lieve intensità sarebbe, al contrario, un bene: “Sembra un paradosso, ma più scosse ravvicinate ci sono e meglio è - continua il professor Bertazzi -, perché significa che l’energia che si è accumulata nel margine di faglia si è scaricata. Più è lungo l’intervallo tra un evento e l’altro e più è alto il rischio che la scossa successiva sia più violenta.” 

A queste lievi scosse bisognerà quindi farci l’abitudine, anche perché è impossibile prevederne la frequenza e l’intensità: “Le scosse sono eventi random e nessuno può dire quando le interazioni avverranno - chiarisce Bertazzi -. Sarebbe un azzardo affermare che l’intensità sarà sempre maggiore. L’unica cosa che si può fare è sorvegliare 24 su 24 la zona per vedere se il movimento tellurico è in aumento e osservare l’evoluzione dei fenomeni. Sarebbe opportuno stilare una mappa del rischio, che ora si fa su base storica, attraverso parametri scientifici. Le nostre 4 stazioni dislocate sul territorio servono proprio ad ottenere questa mappatura che restituisce l’esatta radiografia della zona, ma è necessario approfondire questi studi delle geodinamiche ed estenderli. Tra un mese sarà pronta la nuova stazione al passo del Gaver, mentre un’altra è in costruzione a Sale Marasino e dovrebbe essere terminata entro gennaio.  Ma trovare i finanziamenti per i nostri studi è sempre più difficile. Per prevenire i danni causati dai terremoti è strategica anche la costruzione di edifici con criteri antisismici, come accade in Giappone.“ 

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