Cronaca

Strage in tribunale: “Claudio non era capace di intendere e di volere”

Questa la versione dall'avvocato di Claudio Giardiello, che - in un'aula del Palagiustizia di Brescia - ha chiesto di subordinare il processo ad una perizia psichiatrica. Si dovrà stabilire se, al momento della strage al tribunale di Milano, l'imputato fosse in grado di intendere e di volere

Andrea Dondè, avvocato di Claudio Giardiello © Bresciatoday

BRESCIA.  Per l’avvocato della difesa, Andrea Dondè, Claudio Giardiello non era in grado di intendere e di volere quando,  lo scorso 9 aprile, entrò in un’aula del tribunale di Milano armato di pistola ed uccise il giudice fallimentare Fernando Ciampi, il suo ex avvocato Lorenzo Claris Appiani e l'ex socio Giorgio Erba. Il giudice dell’udienza preliminare, Paolo Mainardi, ha accolto questa mattina la richiesta avanzata dal legale di Giardiello di subordinare il processo con rito abbreviato ad una perizia psichiatrica. L’udienza è stata rinviata al 19 aprile, per il conferimento dell’incarico ai periti: gli psichiatri bresciani Vittorio Filippini e Sergio Monchieri.  

“Dalla perizia psichiatrica fatta dai nostri consulenti - spiega Dondè - emerge un disturbo paranoico che avrebbe impedito a Giardiello di agire, quel giorno, in maniera lucida. È ovvio che questo è quello che dicono i consulenti della difesa, ma -  a mio parere - bene ha fatto il giudice a nominare due consulenti che visiteranno Giardiello. Non è semplice questo processo e abbiamo una mancanza di serenità in questo giudizio, perché non sono tre morti qualunque, ma  tre vittime nelle quali noi ci immedesimiamo e il tutto è avvenuto sul nostro luogo di lavoro.  Per noi avvocati e per i giudici questo caso è, per forza di cose, diverso. Però, bisogna cercare di capire perché è accaduto tutto ciò, quindi richiedere la perizia psichiatrica non è un arrendersi alla giustizia, ma applicare il codice penale”

Qui la video intervista integrale 

Nell'udienza preliminare dello scorso 7 marzo, Giardiello aveva mostrato segni di pentimento: " Non ha senso che io chieda perdono per quello che ho fatto: chiedere perdono è poco. Ma voglio che i parenti delle vittime sappiano che sono sconvolto" aveva detto l'uomo. Martedì in aula  c'era anche Alberta Pisoni Brambilla, la madre dell’avvocato Lorenzo Claris Appiani, tra le vittime della strage. “Giardiello per me è un quaquaraquà - ha esclamato la donna -.  Uno può anche delinquere nella maniera più efferata come ha fatto Giardiello, ma almeno assumersi la responsabilità di ciò che ha fatto: ne esci come un uomo malvagio, ma almeno come uomo e non come un debole incapace di assumersi qualsiasi responsabilità. Però, rispetto alla decisione di ricorre alla perizia, ritengo che, siccome la pena che dovrebbero dare è importante, sia stato usato uno schema di prudenza.”  

Guarda  l'intervista completa 

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