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Un arresto della Finanza per l'operazione ‘Nuova evasione continua’ © Bresciatoday.it

Un arresto della Finanza per l'operazione ‘Nuova evasione continua’ © Bresciatoday.it

La fabbrica dell'evasione sul Garda: false operazioni per 270 milioni di euro, 24 arresti

In manette commercialisti e imprenditori: la base del sodalizio era uno studio contabile di Sirmione. Un giro di affari illeciti che ha fruttato diversi milioni di euro

L’hanno chiamata ‘Nuova evasione continua’, un nome che rende bene l’idea della maxi-operazione, ancora in corso, della Guardia di Finanza di Brescia. Il sistema ruotava attorno allo studio contabile Franzoni di Sirmione: un vero e proprio "laboratorio di ingegneria fiscale” (così è stato definito da chi indaga), dove venivano ideate e messe in atto false operazioni per frodare il fisco. Tra i principali indagati ci sono: Fabio Nevio Cherin e Giovanna Ferlinghetti, dello studio sirmionese, e Luisa Franzoni, amministratrice dell'attività nonché figlia della Ferlinghetti.

L'attività era il centro del complesso sistema dedito alla creazione di falsi crediti tributari per diversi milioni di euro, che venivano poi venduti ai clienti, ovviamente previo pagamento di una somma, per compensare i debiti maturati con l’erario. Un meccanismo fraudolento molto simile a quello già scoperto, nel febbraio 2020, dalla Finanza bresciana e che ruotava attorno allo studio cittadino di una commercialista.

"Siamo fottuti, butta via tutto": le intercettazioni dell'operazione 'Nuova evasione continua'

Nella nuova inchiesta sono coinvolte 104 persone - imprenditori, commercialisti e altri professionisti - e ben 126 società: alcune ‘cartiere’, altre realmente operanti con sede in diverse province italiane. Dal Piemonte, alla Sicilia: nel mirino degli investigatori ci sono società di Brescia, Bergamo, Milano, Monza-Brianza, Torino, Pavia, Alessandria, Parma, Genova, Firenze, Roma, Latina, Salerno, Bari e Trapani.

24 arresti, sequestri per 21 milioni di euro

Dall’alba di martedì 19 gennaio, più di 350 unità operative delle Fiamme Gialle stanno eseguendo 26 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal giudice per le indagini preliminari di Brescia, nei confronti di 26 indagati: devono rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale (indebite compensazioni), al riciclaggio e all'autoriciclaggio. Per 24 persone sono scattate le manette: 8 sono finite in carcere, 16 ai domiciliari. Per gli altri due indagati è stata disposta la misura dell’interdizione dalla professione. Non solo manette: sono scattati anche i sequestri di proventi illeciti per oltre 21 milioni di euro. 

Un laboratorio di ingegneria fiscale

Il meccanismo illecito, ideato e realizzato dai professionisti bresciani, ruotava attorno all'emissione di fatture false, ricorrendo a numerose società cartiere italiane e straniere, permettendo così di creare crediti Iva e di ricerca e sviluppo, che venivano poi utilizzati dai clienti, consapevoli della frode, per compensare i propri debiti tributari. 

Lo studio contabile era in grado di fornire pacchetti fiscali diversificati, grazie alla collaborazione di sodali (già con precedenti specifici) e disponendo di svariate società cartiere legalmente rappresentate da loro prestanome. Un armamentario completo: emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, vendita di crediti fiscali fittizi da utilizzare in compensazione mediante il meccanismo dell’accollo tributario (almeno fino al 2017, quando ciò era reso possibile dalle normative) e compensazione di crediti fiscali fittizi con debiti tributari. Si ricorreva anche a sofisticate operazioni di cessione di rami d’azienda di società “cartiere” e a fusioni per l'incorporazione di imprese interessate a ridurre il proprio debito con l’erario.  

Un sistema che si rinnovava ed evolveva con il passare degli anni: lo studio contabile era infatti in grado di ideare forme di frode fiscale sempre diverse per aggirare le disposizioni introdotte di volta in volta, proprio per contrastare le pratiche evasive. Servizi fiscali ingegnosi che permettevano di abbattere considerevolmente le imposte dovute e per i quali i clienti erano disposti a versare un corrispettivo pari al 50-70% del valore nominale dei crediti tributari inesistenti. 

Denaro ripulito all'estero

Ma il sodalizio criminale si occupava anche di 'ripulire' i proventi illeciti delle frodi tributarie, attraverso il trasferimento di ingenti somme di denaro su conti correnti a loro riconducibili, aperti in banche maltesi, slovacche, ungheresi e croate. Somme che poi venivano prelevate da ‘spalloni’ per essere restituite agli evasori fiscali. In un’occasione la finanza ha bloccato due degli indagati mentre rientravano dalla Slovacchia con ben 230.000 mila euro, in contanti, appena prelevati.

Un giro d’affari da quasi 300 milioni di euro: stando a quanto ricostruito, gli indagati avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti per circa 270 milioni di euro, che hanno consentito di abbattere un debito Iva per circa 47 milioni, evadere l’Ires per oltre 58 milioni di euro e di cedere crediti fittizi per 21 milioni. 

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