Botte, minacce ed estorsioni: arrestato il bulletto della scuola

Agli arresti domiciliari un 16enne di un istituto professionale della Valsabbia: da circa un anno si era scelto una vittima preferita, lo minacciava e lo picchiava, si faceva dare i soldi con le botte

Ci ha messo quasi un anno per avere il coraggio di denunciare il suo stato perenne di vittima. Minacce, perfide goliardate, perfino le botte. Costretto a sborsare quotidianamente il contenuto del suo portafoglio, che fossero 5 o 20 euro. Schiacciato da una situazione senza via d’uscita, continuamente vessato anche via telefono, con messaggi di minaccia che arrivavano pure su Whazzup.

L’ennesima storia di bullismo senza sosta, e che ha coinvolto questa volta un ragazzino di 16 anni che frequentava un istituto professionale della Valsabbia. Smascherata grazie all’intervento dei Carabinieri di Salò, coordinati dal capitano Luigi Lubello. Hanno colto il giovane bulletto in flagranza di reato, mentre prima spintonava la sua vittima preferita e poi si arraffava 20 euro, gettando infine il portafoglio per terra.

La vittima ne aveva parlato ai genitori, aveva paura. Grazie a mamma e papà ha trovato il coraggio di denunciare tutto ai Carabinieri, che in poche settimane hanno risolto la fastidiosa questione. Il 20 gennaio scorso il bullo è stato infatti finalmente arrestato: è un giovane valsabbino, non farà il carcere ma è stato condannato agli arresti domiciliari. Potrà uscire di casa solo per andare a scuola.

Su di lui accuse di vessazione, minacce, rapina ed estorsione. Si cerca ora di capire se il bulletto agisse così anche con altri studenti, anche senza tartassarli con metodico cinismo. Rimane il dubbio di quel muro di omertà, che ha permesso che tutto potesse continuare, per un anno intero.

Increduli, ovviamente, i familiari. Il padre, convocato in caserma, ha pensato fino all’ultimo si trattasse di una bravata da poco, di una ragazzata di quelle che passano via veloci: "No, non può essere stato mio figlio", ha dichiarato in un primo momento. Ha poi letto i messaggi minatori, ha guardato i filmati che inquadravano il figlio mentre minacciava il suo compagno di scuola. Caduto nello sconforto, si sarebbe in parte ripreso quando ha saputo degli arresti domiciliari, e del carcere evitato.

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