Sarezzo, indagini sulla nube tossica: "Ci ha avvolto come vapore"

In attesa del sopralluogo dell'ARPA non scende la preoccupazione tra gli abitanti e gli operai della zona colpita dalla misteriosa nube. I testimoni: "Mai vista una cosa così, noi quella roba lì l'abbiamo respirata"

Febbre ancora alta in Valtrompia, e soprattutto a Sarezzo, a poco più di una decina di giorni dal ‘fattaccio’, la nube che misteriosamente ha invaso la piccola zona industriale di Noboli, appena al di là del ponte, lungo la via dove si concentrano decine e decine di piccole e medie imprese. Nel mezzo della Valle industriale per eccellenza della Provincia di Brescia, dove le verdi montagne cadono a strapiombo su fabbrichette e aziendine, poche decine di operai ciascuna o poco più.

“Difficile descrivere le sensazioni che ho provato – racconta Clelia, operaia che lavora in zona – Non si può dire che l’abbiamo vista, di sicuro l’abbiamo sentita. Non era proprio una nube, né tanto meno una nebbia: era come essere circondati dal vapore acqueo. Ma noi quella roba lì l’abbiamo respirata, e visto come ha ridotto il metallo non possiamo che essere preoccupati”.

Da piccole viti a intere pialle, attrezzi di lavoro oppure oggetti prodotti in fabbrica: tutti quelli che hanno patito l’esposizione si sono come ossidati, hanno preso la ruggine. “Una trasformazione che sembra ruggine ma che invece appare essere tutt’altra cosa – spiega Mario Ravelli, titolare della Mec.Ma – In poche ore tutti i pezzi esposti sono diventati neri, come se si fossero bruciati. E infatti dalla fabbrica mi avevano chiamato, per dirmi che c’era un odore strano, che forse si erano intoppati i macchinari. E invece no, è stata la nube. Chiaro che definirla tossica è stata un po’ un’esagerazione, ma di sicuro non era acqua di rose, né fumo di sterpaglie. Mai vista una cosa così”.

E sono in tanti quelli che non nascondono la preoccupazione: dal centro di Sarezzo si è pure avviato una sorta di curioso pellegrinaggio, là tra Noboli e Zanano, come se si potessero trovare tracce e segni nuovi. Sulla vicenda ovviamente indagano i Carabinieri, sono già passati in zona e hanno chiesto di poter vedere i pezzi misteriosamente ossidati. Tra i padroncini vince il silenzio, “quello che dovevo dire l’ho già detto”, altri ripetono pari pari quanto già dichiarato ai giornali.

“Possiamo solo dire che al lavoro l’abbiamo sentita – racconta Waqar, operaio – Abbiamo annusato le macchine, magari si era bruciato qualcosa. Ma se l’odore bene bene non si sentiva era come se si potesse vedere, come se fossimo avvolti in qualcosa. E poi, in poche ore, guardate come ha ridotto il metallo, ferro e acciaio”.

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La preoccupazione si diffonde anche su Facebook, dove già si ragiona per organizzare un gruppo di indignados. Mentre si attende il sopralluogo dell’ARPA, per sciogliere almeno qualcuno dei tanti nodi. Da chiarire infatti la composizione, le dinamiche di quello che pare un incidente di percorso, le possibili conseguenze sulla salute umana di chi si è ritrovato esposto.
 

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