Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

Non paga nessuno per l'omicidio di Sana: tutti i parenti assolti in Pakistan

Secondo il tribunale pakistano, non ci sarebbero prove certe sufficienti per condannare gli 11 imputati nel processo - padre, madre, fratelli e altri parenti - per la morte della giovane Sana Cheema

Assolti per mancanza di prove sufficienti o testimoni dell'omicidio. Nessuna condanna dal Pakistan per gli 11 imputati per l'omicidio di Sana Cheema, la 25enne italo-pakistana strangolata in Pakistan prima di rientrare a Brescia, dove viveva.

Secondo l'accusa, Sana è stata uccisa nell'aprile 2018 dal padre e dal fratello perché aveva detto loro di voler sposare il fidanzato italiano. Tra gli imputati al processo, celebrato nel tribunale distrettuale di Gujrat, nel nord-est del Pakistan, c'erano anche il padre, la madre e diversi familiari della ragazza.

Sana, il giallo della morte in Pakistan

Sana viveva a Brescia, dove si era trasferita da Milano per lavorare. Lì aveva incontrato il ragazzo con il quale si era poi fidanzata e che voleva sposare. La ragazza era poi tornata in Pakistan, dove nel frattempo si erano trasferiti i genitori, e non aveva più fatto rientro in Italia. A dare l'allarme erano stati alcuni amici, che avevano visto in rete un video del funerale di Sana. Secondo la famiglia, la ragazza sarebbe morta in un incidente, ma l'autopsia ha stabilito che Sana è stata strangolata. In manette erano poi finiti un vice ispettore di polizia e un dipendente dell'Agenzia di Scienze forenrdel Punjab, accusati di aver intascato una bustarella per alterare l'esame autotptico di Sana e e attriburne la morte a "cause naturali". 

Il padre, il fratello e lo zio confessarono in seguito di aver ucciso Sana perché aver disonorato la famiglia rifiutando un matrimonio combinato, ma poi ritrattarono la confessione. 

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