Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca della volta

Omicidio Sana, la condanna e l'appello della comunità pakistana "La politica ci aiuti"

Durissima la condanna della comunità Pakistana di Brescia, radunatesi nella moschea di via Volta per commentare la triste vicenda di Sana Cheema. Presenti anche le compagne di classe della 26enne, cresciuta nel Bresciano e ammazzata in Pakistan per aver rifiutato un matrimonio combinato.

Le riflessioni e gli appelli, dopo la preghiera. Alla moschea pakistana di via Volta non è stato un venerdì qualunque: la comunità si è riunita nel cortile esterno, accogliendo anche i non fedeli, per riflettere sull'atroce omicidio di Sana Cheema, la 26enne strangolata dal padre per aver rifiutato un matrimonio combinato. 

Nimra Sajjad e Simab Sajid, 17 e 22 anni, prendono per prime la parola. Una studia all'istituto Golgi, l'altra frequenta Economia alla Statale di Brescia e sogna di terminare il suo percorso di studi in Gran Bretagna. Entrambe sotto shock per la terribile morte di Sana, prestano la faccia e la voce per sottolineare come quanto accaduto non trovi nessuna giustificazione nella religione mussulmana:

"Quanto successo a Sana ci riporta nell'epoca preislamica - spiegano le due ragazze - quando le femmine erano considerate una vergogna, un peso per i propri genitori: poi è arrivato il profeta che ha stabilito l'obbligo di crescere i propri figli e rispondere a tutti i loro bisogni”. 

Entrambe indossano il velo, sul viso un accenno di trucco: "Siamo rimaste sorprese e scioccate da questa vicenda: troviamo strano che nel 2018 accadano ancora queste barbarie, pensavano che questo tipo di mentalità arcaica fosse stata superata. Troviamo molto brutto che la comunità Pakistana debba giustificarsi per cose che non la riguardano.” Raccontano a microfoni spenti.

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