A San Polo tutto bene: «Malattie respiratorie? Si sta come a Brescia»

Completato lo studio ASL sulla diffusione delle malattie respiratorie nella popolazione infantile di San Polo. la Commissione Sanità presenta e discute i dati, a San Polo si sta come a Brescia: "Ma i problemi restano"

Niente da segnalare sul fronte sud-orientale, anzi la situazione pare essersi normalizzata tanto che il delegato del sindaco di Brescia alla Sanità Achille Farina non esita a dichiarare che “se qualcuno dice che a San Polo si muore di più è solo per provocare un procurato allarme”. Fino al consigliere leghista Alessandro Bizzaro che in chiusura accusa i comitati ambientalisti di aver gonfiato un pericolo che non c’è, e che le campagne degli ultimi mesi (e anni) in realtà fanno parte di un progetto di “terrorismo mediatico”. La Commissione Sanità si è riunita ieri pomeriggio in Piazza Loggia (moderatore di giornata il presidente Giovanni Aliprandi) per discutere nella nuova indagine ASL su “malattie respiratorie nella popolazione infantile residente nell’area di San Polo”, confrontata con i pari età residenti in altre zone della città e naturale continuazione di quella serie di ricerche epidemiologiche cominciate nel 2009 in quella zona di Brescia che “merita attenzione a causa delle numerose criticità”.

Uno “studio osservazionale e parzialmente retrospettivo” che, come ci ricorda il capogruppo Lega Nicola Gallizioli, al Comune di Brescia non è costato nulla (dei 100mila euro complessivi) onde “evitare conflitti e retropensieri”. In aula anche il direttore sanitario dell’ASL di Brescia Francesco Vassallo, e i collaboratori Fabrizio Speziani e Michele Magoni: “Tutto parte dall’assunto che a San Polo si sono rilevate percentuali in eccesso di mortalità e ricovero per patologie respiratorie non tumorali, legati a fattori di inquinamento anche atmosferico. Oltre alla distribuzione di questionari famiglia per famiglia, uno strumento che chiaramente può portare ad elementi di confusione perché ogni genitore può tendere ad enfatizzare le risposte, abbiamo approfondito la nostra indagine con elementi oggettivi, sui dati dei ricoveri in pronto soccorso e sull’utilizzo di farmaci”.

I risultati? Sia i tassi di ricovero “totali e specifici” per cause respiratorie e sia i tassi di accesso al pronto soccorso per patologia respiratoria “non presentano alcuna differenza statisticamente significativa tra i bambini residenti nel quartiere di San Polo rispetto al resto della città”. Unica differenza rilevante il “significativo e marcato” utilizzo (circa doppio) di alcuni farmaci per patologie respiratorie: ma se il dato salta all’occhio per il 2010 nel 2011 tutto sembra normalizzarsi, e tutto rientra nei canoni standard del Comune di Brescia. Da non dimenticare, sottolineano i tecnici ASL, che in fondo “lo studio è limitato e il campione estremamente ridotto”, e dunque basta una semplice casualità per alterare i dati.

“Certamente non esiste un rischio notevole nell’abitare a San Polo – continua Vassallo – anche se mi pare ovvio che l’inquinamento può portare anche a patologie di tipo allergico. Se il nostro compito sembra esaurito San Polo rimane una zona dove si intersecano diversi e potenziali fattori d’inquinamento, e all’amministrazione non possiamo che suggerire di fare una lunga riflessione prima di andare ad appesantire una situazione già critica”. Uno studio da cui si estrapolano dati meno gravi del previsto, aggiungono Magoni e Speziani, “ma questo non vuol dire che non ci sia niente, e se i sintomi non sono gravi nelle fasce d’età più deboli possono comunque portare a disturbi”. Obiettivo e scopo allora diventa il prevenire, “capire cosa fare e come intervenire per bonificare, ridurre le esposizioni, ampliare il monitoraggio fino alla completa referenziazione dei cittadini”.

commissione-2Qualche dubbio rimane, e qualche consigliere il problema se lo pone, Valter Muchetti parla di “una compensazione non troppo chiara”, e della mancanza di un vero confronto con altre città come Bergamo o Cremona, Donatella Albini si chiede se il raggiungimento della riduzione delle emissioni dell’Alfa Acciai non sia solamente legato alla crisi, e che dunque possa riproporsi non appena la produzione torni ai livelli pre-recessione, Alfredo Cosentini parla invece di “un problema che se non è attenuato allora si è accentuato, e non vorremmo che il livello che tende all’uniformità non sia in peggio, e che se San Polo migliora è perché la città peggiora”.

Non finisce qui, di questo siamo sicuri, e ancora Vassallo ci ricorda che “l’inquinamento di San Polo risale a parecchi decenni fa, e gli effetti non sono a breve termine ma anche e soprattutto a breve termine”. Aspettiamo le prime reazioni di quei comitati chiamati in causa anche oggi, a sud est di Brescia l’elenco delle criticità non si risolve in poche righe. “La Lombardia è una delle Regioni dal PIL più alto d’Europa – commenta allora Achille Farina – e Brescia è uno dei motori trainanti. Dobbiamo essere realisti, non possiamo rinunciare al benessere, non possiamo chiudere insediamenti produttivi e industriali”.

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