Jihadista arrestato: la sua vita bresciana tra cantiere e bimbo all’asilo

Samet Imishti, il 42enne kosovaro arrestato per propaganda Jihadista e istigazione al terrorismo, ha vissuto parecchi anni a Castrezzato dov'è conosciuto per le frequenti visite agli uffici comunali

Samet Imishti

Samet Imishti - il 42enne kosovaro arrestato martedì primo dicembre perché ritenuto la mente di una rete di possibili terroristi - ha vissuto 14 anni a Castrezzato - dal 2001 al 2014 -  con la moglie e il figlio. Faceva il muratore e a quanto si apprende dal suo profilo Facebook era specializzato nella posa di piastrelle e nella creazione di mosaici.

Era piuttosto integrato nella comunità e non viveva nell’ombra. In rete inneggiava alla battaglia contro gli “infedeli”, faceva propaganda all’Isis e minacciava di morte il Papa, diversi partiti politici e alcuni ambasciatori. Era molto attivo sui social e 'postava' in continuazione fotografie e selfie suoi e del figlio. Scatti commentati dal popolo di Facebook, da persone che dopo gli attentati di Parigi usano come sfondo per l’immagine del profilo la bandiera francese. Un’ossessione quella per il mondo virtuale che non è terminata con lo scattare delle manette. Anzi, proprio a poche ore dal suo arresto - avvenuto in Kosovo dove il 42enne si era trasferito da qualche mese -  sul suo profilo è comparso un post di commento a quanto accaduto. "Samet non è coinvolto in nessun gruppo terroristico. Si è semplicemente sfogato su Facebook” si legge. 

Nella vita reale era polemico, tagliente e diretto. Così se lo ricordano a Castrezzato - paese in cui ha vissuto prima del trasferimento a Chiari, datato gennaio 2015 - dove faceva avanti indietro dagli uffici del comune.  “Si presentava di continuo con le richieste più disparate - racconta il Sindaco Gabriella Lupatini -.  Io l’ho ricevuto personalmente solo una volta, per questioni relative all’asilo del bambino. Non gli stava bene come era stata stilata la graduatoria, gli ho spiegato che c’erano delle regole e che andavano rispettate e l’ho congedato. Me lo ricordo come una persona sveglia e molto decisa. Le sue polemiche poi proseguivano su Facebook, dove continuava ad inserire critiche e commenti negativi su questioni amministrative, alle quali io non ho mai risposto. Ma non ho mai ricevuto minacce.  Abbiamo smesso di vederlo un anno fa, quando si è trasferito”

Ma la 'fissa' di Samet era conoscere le ragioni degli investimenti fatti dal comune, soprattutto in materia di sicurezza. L’ex assessore alla Cultura, Mariapaola Bergomi, lo ho incontrato casualmente durante una delle sue frequenti visite agli uffici comunali:  “Ho visto questa persona solo una volta, in Comune - racconta -  chiedeva informazioni sulle telecamere installate sul territorio,  ma dubito fortemente che già all'epoca volesse informazioni come estremista. Anzi, essendo venuto dai Balcani manco pensavo che fosse un musulmano praticante.” 

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