Picchiava moglie e figli in nome di Allah, condannato a 2 anni

All'origine dei maltrattamenti l'integralismo religioso dell'uomo: un medico 53enne di origine libanese e di fede islamica, residente da 30 anni nel bresciano.

Due anni di carcere e un risarcimento di 30 mila euro all'ex moglie, una 45enne di Salò. Questa la condanna inflitta, in primo grado, ad un medico libanese di 53 anni che perseguitava e maltrattava la moglie ed i figli. All'origine delle violenze i comportamenti, secondo l'uomo non conformi al Corano, della propria famiglia. In sede di processo è emerso che l'uomo avrebbe addirittura preso a cinghiate uno dei propri figli perché  “colpevole” di aver mangiato della carne di maiale.

Il rapporto di coppia ha cominciato ad incrinarsi nel 2005, ma maltrattamenti e violenze si sono intensificate dopo che la donna ha deciso di lasciare il medico libanese ed ha avviato una nuova relazione. Neanche i vicini di casa sono stati risparmiati dal fanatismo religioso del professionista, che li avrebbe insultati a più riprese. Secondo l'accusa sarebbero, quindi, le convinzioni dettate dalla rigida adesione dell'uomo al Corano ad aver scatenato il vortice di violenza. Per la difesa, invece, all'origine dei maltrattamenti ci sarebbe la cieca gelosia del libanese per una presunta relazione extra coniugale della moglie.

Alla lettura della sentenza la vittima ha espresso il proprio rammarico per una condanna che non considera proporzionata a quanto subìto: “Non farà un giorno di galera – ha raccontato la donna al BresciaOggi. Si fa tanto parlare di maltrattamenti e stalking ai danni delle donne e poi non si punisce adeguatamente chi si comporta così. Io ho perso la fiducia”

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