Roverbella: cinghiate alla figlia per aver guardato un ragazzo

A processo un cittadino tunisino: violenze continue sulla moglie e i quattro figli. Rischia fino a otto anni di carcere

Ieri mattina, un uomo di nazionalità tunisina è stato rinviato a giudizio per il reato di maltrattamenti in famiglia: rischia da un anno a cinque anni di reclusione e, in caso di violenze accertate, anche una condanna fino a un massimo di otto anni.

Secondo l'accusa, l'uomo sarebbe colpevole di continue violenze e umiliazioni, sia di natura fisica che psicologica, nei confronti della moglie e dei quattro figli minorenni (tre femmine e un bimbo di un solo anno). Violenze che, in alcuni casi, hanno causato il ricovero in ospedale delle vittime.

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I fatti risalgono a circa tra anni fa e sarebbero avvenuti a Roverbella, paese dell'Alto Mantovano a una ventina di chilometri da Pozzolengo. Ora i familiari, oltre alla condanna, chiedono il risarcimento dei danni.

Tra i maltrattamenti denunciati, quelli alla figlia maggiore, buttata a terra e presa a calci sulle gambe e sui glutei. La seconda, invece, pestata a cinghiate per aver guardato negli occhi un ragazzo, mentre l'ultima delle tre veniva spesso rinchiusa in uno sgabuzzino a seguito di mancanze nei confronti della sua autorità. Angherie non erano risparmiate nemmeno al bimbo di un anno: l'uomo era solito picchiarlo sulle braccia per farlo "diventare" un uomo.

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