Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Roncadelle

Barricato in casa con il figlio: "Così l'abbiamo convito ad aprirci la porta"

La testimonianza dell'avvocato Alberto Scapaticci, legale del 35enne

Gli uomini del reparto operativo speciale dei carabinieri alle spalle, il giubbotto antiproiettile indossato sopra la giacca d'ordinanza: l'avvocato Alberto Scapaticci è il primo a mettere piede nell'appartamento di Roncadelle dove il suo assistito, da 18 ore, era barricato con il figlio di 4 anni. L'aveva sottratto all'assistente sociale mercoledì pomeriggio, durante un incontro protetto.

"Abbracciato al figlio, piangeva disperatamente"

Il 35enne decide di aprire la porta dell'appartamento di via Tien An Men - dove sta scontando una condanna per lesioni aggravate ai domiciliari e dove, fino a un anno fa, viveva anche suo figlio - dopo una complessa trattativa con il negoziatore dei carabinieri Mirko Gatti.

"Quando si è aperta la porta lui era in mezzo al soggiorno, con il bimbo in braccio che lo stringeva forte. Piangeva disperatamente, mentre il piccolo era tranquillo e sembrava voler proteggere il padre. Sono entrato, ho fatto due passi e d'istinto li ho abbracciati entrambi", racconta il legale.

Dopo quel lungo abbraccio le strade di padre e figlio si sono nuovamente divise. "Dopo di me sono entrati il procuratore della repubblica Francesco Prete, che desidero ringraziare pubblicamente per avere gestito la vicenda in maniera straordinaria, e il pm Marzia Aliatis - sottolinea l'avvocato -. Ci siamo seduti e il procuratore ha parlato a lungo con il mio assisto, mentre il bimbo è stato affidato a un'educatrice e poi portato fuori dall'appartamento".

Sono le 10.35 quando il piccolo appare davanti agli obiettivi dei cronisti, assiepati all'uscita della palazzina: aggrappato a un'educatrice raggiunge la Fiat 500 che lo porterà lontano da Roncadelle, tra le braccia della mamma a cui è stato affidato e che vive in una struttura protetta.

Mezz'ora più tardi esce anche il 35enne, scortato dai Ros: volto coperto da mascherina e cappuccio della felpa, sale sulla gazzella dei carabinieri che lo porta in caserma, a Roncadelle. È in stato di fermo - con le accuse di sequestro di persona aggravato e detenzione d'arma - e nelle prossime ore comparirà davanti al giudice per l'udienza di convalida.

"Si è pentito di quello che ha fatto"

"Si è pentito di quello che ha fatto. Faremo le nostre attività ma capiamo in qualche misura le motivazioni del gesto, che resta dissennato, ma che è il gesto di un padre in difficoltà", dichiara il procuratore della repubblica di Brescia mentre lascia Roncadelle. 

La svolta nelle trattative con il 35enne, che chiedeva di poter vedere il figlio senza la presenza di estranei,  dopo le 8.30 di giovedì: al termine di una nottata di trattative, affidate a uno specialista negoziatore, sul posto arrivano il procuratore della repubblica e l'avvocato difensore del 35enne. 

Per alcuni istanti si è anche temuto il peggio: l'uomo era armato di una pistola scacciacani modificata per esplodere colpi veri. Un'arma che aveva utilizzato, mercoledì pomeriggio, al parco di Rodengo Saiano per minacciare l'assistente sociale è farsi consegnare il bimbo per poi salire in auto e fuggire in direzione del suo appartamento di Roncadelle.

"Si temeva che sparasse al bambino e a se stesso "

"Si temeva che sparasse al bambino e a se stesso - spiega l'avvocato Scapaticci - per questa ragione sono entrato nella palazzina solo una volta appurato che il bimbo stava bene e che non gli avrebbe fatto del male. Dopo alcune telefonate sono salito verso l'appartamento e mi hanno fatto indossare il giubbotto antiproiettile. Io e il mio assistito ci siamo parlati a lungo, in video chiamata: ho visto il bimbo che era seduto a guardare la televisione. Io ho cominciato a persuaderlo, in maniera perentoria, lavorando ai fianchi per indurlo a desistere, garantendogli assistenza e comprensione. La stessa cosa ha fatto il negoziatore che teneva da ore i contatti con lui. Alla fine si è convinto ad aprirci la porta".

Non era armato, ma aveva il volto colmo di lacrime, e il suo piccolo stretto tra le braccia. "È malato d'amore per il suo bambino - spiega ancora Scapaticci - è non sopporta di non poterlo vedere senza la presenza di assistenti sociali che vede come degli esaminatori. Vorrebbe esercitare liberamente il suo ruolo di padre: questo bisogno abnorme di stare con il figlio lo spinge a compiere atti illeciti".

Già in passato il 35enne aveva aggredito l’ex compagna e l’avvocato della donna per questioni legate proprio all'affidamento del figlio. Era il 14 novembre del 2021: armato di coltello, aveva fatto irruzione nello studio del legale della ex. Lei si era procurata lievi ferite nel tentativo di difendersi. Proprio in quell'occasione era finito in manette per lesioni aggravate e poi sottoposto agli arresti domiciliari.

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