Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca Roncadelle

Barricato in casa con il figlio: "Volevo stare con lui per festeggiare il suo compleanno "

Sabato mattina il 35enne di Roncadelle è comparso davanti al giudice. Resterà in carcere

Interrogatorio di convalida per il 35enne che  - mercoledì sera - aveva sottratto il figlio all'assistente sociale al termine di un incontro protetto, e poi si era barricato con lui nell'appartamento di Roncadelle, dove stava scontando una condanna ai domiciliari.

L'interrogatorio davanti al Gip

Sabato mattina l'uomo - finito in carcere con l'accusa di sequestro di persona, minacce e detenzione illegale d'arma - ha risposto alle domande del gip, ribadendo ciò che aveva già raccontato durante le concitate e lunghe trattative con il negoziatore dei carabinieri Mirko Gatti.

Voleva trascorrere del tempo con in il figlioletto, senza la presenza di estranei, e - soprattutto - festeggiare il compleanno del piccolo che vive con la madre in una struttura protetta. Nel frigorifero della casa di Roncadelle sarebbe stata anche trovata una torta che confermerebbe il racconto dell'uomo assistito dall'avvocato Alberto Scapaticci. 

"Non volevo fare del male "

Il 35enne, come aveva spiegato il suo legale, non sopportava di poter vedere il figlioletto sporadicamente e solo in presenza di estranei. Per questa ragione mercoledì pomeriggio avrebbe sottratto il piccolo all'assistente sociale, nel parcheggio di una parco di Rodengo Saiano,  mostrando alla donna una pistola scacciacani  - modificata per esplodere colpi veri - che teneva nello zaino. Un'arma che lui stesso avrebbe fatto trovare ai militari quando, dopo oltre 16 ore di trattative, ha aperto la porta dell'appartamento. Durante l'interrogatorio il 35enne ha ripercorso l'intera vicenda, spiegando di aver anche mandato un messaggio all'assistente sociale subito dopo il 'rapimento'  per 'scusarsi' e di non aver mai inserito il caricatore nell'arma perché non voleva fare del male a nessuno. 

Durante l'interrogatorio avrebbe chiesto ancora  scusa all'assistente sociale e ringraziato il negoziatore che per oltre 16 ore ha gestito le complicate trattative. Quando, verso le 10.35 di giovedì mattina, si è deciso ad aprire la porta il 35enne era il lacrime, abbracciato al figlioletto, che gli accarezzava il volto.

Già ai domiciliari per aver aggredito - lo scorso novembre - la compagna nello studio dell'avvocatessa della donna, ora potrebbe scontare un condanna più pesante. L'avvocato difensore Alberto Scapaticci aveva chiesto una misura meno afflittiva, ma il gip ha optato per la custodia cautelare in carcere.
 

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