Maltrattamenti all'asilo, parlano le maestre: "Non li abbiamo mai picchiati"

La versione delle tre educatrici dell'asilo nido di Rodengo Saiano, accusate di maltrattamenti: sono state interrogate venerdì

Foto d'archivio

Nessun trattamento reiterato, nessuna volontà di far del male ai bambini o di punirli in modo eccessivo: solo dei casi isolati conseguenza di momenti ad alto tasso di stress e di difficile gestione, talmente pochi da non poter essere considerati la “base” dell'impianto accusatorio dei maltrattamenti aggravati, e che ha portato alla misura cautelare dell'obbligo di firma (anche se il pm Marzia Aliatis, che coordina le indagini, aveva chiesto gli arresti domiciliari).

La versione delle educatrici

E' questa la versione delle tre educatrici dell'asilo nido La Spiaggia delle Tartarughe di Rodengo Saiano: la più giovane ha 25 anni, le altre due 29. Il 13 giugno scorso sono state appunto raggiunte dalla misura cautelare dell'obbligo di firma, con l'accusa di maltrattamenti aggravati per quanto accaduto all'interno del nido di Rodengo, che ospita in tutto una trentina di bambini.

Venerdì scorso le tre maestre sono state interrogate dal giudice. Come detto hanno negato gli addebiti più pesanti: il loro legale farà inoltre ricorso al Tribunale del riesame per la revoca dell'obbligo di firma. 

Spintoni e bambini trascinati per i piedi: le accuse

Sono accusate a vario titolo di aver spintonato i bambini, di averli lasciati a digiuno o di non aver cambiato loro il pannolino come forma di punizione. E poi gli insulti, perfino un bambino trascinato per i piedi. A far scattare le indagini la denuncia di un genitore, che si sarebbe accorto dei cambiamenti d'umore del bimbo, una volta a casa. A corroboare la tesi anche le dichiarazioni di una ex dipendente della struttura, che si sarebbe allontanata proprio per via dei maltrattamenti.

Gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Brescia hanno allora piazzato le telecamere nascoste e le “cimici” all'interno dell'asilo. Sono state tenute d'occhio per parecchie settimane. Fino al blitz di pochi giorni fa, con l'obbligo di firma e la loro sospensione dal posto di lavoro.

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