La Rocca d’Anfo non trova pace: «Senza fondi non si riapre»

A luglio la chiusura temporanea, ora i lavori di messa in sicurezza sono fermi per la mancanza di fondi. La spesa complessiva supera i 600mila euro e i tempi non sono buoni. La storia si ferma, di nuovo

La Rocca d’Anfo si staglia maestosa alle pendici del Monte Censo, e guarda dall’alto il lago d’Idro e la valle che la circonda. Un edificio carico di storia, costruito alla metà del XV secolo dall’ingegner conte Gian Francesco Martinengo della Repubblica di Venezia e che nei secoli fedele si è mantenuto all’uso inizialmente adibito, recuperato più volte fino ai primi anni del 1900, passando oltre l’impero napoleonico e oltre il Regno d’Italia, ristrutturato e reintegrato dagli uni e dagli altri secondo un’ottica ben precisa. E qui ci viene in aiuto il Comune di Anfo nella sua pagina dedicata: “La spesa sostenuta […] testimonia lo sforzo di fare della Rocca una delle più grandiose e possenti fortezze d’Europa”.

Dalla fine della Grande Guerra in poi il suo ruolo strategico si è ovviamente ridimensionato. Prima campo d’addestramento per militari di leva, poi luogo di detenzione e polveriera, fino alla sua dismissione nella metà degli anni ’70. Negli ultimi anni la Rocca d’Anfo ha assunto una connotazione un po’ turistica e un po’ culturale, un’opportunità per il Comune ma per tutta la Valle Sabbia, tanto che in occasione del sempre più prossimo Expo 2015 è stata inserita tra le priorità regionali delle opere da realizzare. La Rocca va ristrutturata, su questo non c’è dubbio, va messa in sicurezza, e anche qui ci arriviamo. Ma mancano i fondi, mancano gli investimenti (e gli investitori?), e al momento risulta chiusa al pubblico, con un’ordinanza comunale che ne vieta l’ingresso.

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Il sindaco Gianpietro Mabellini lo ha ricordato qualche giorno fa, mancano circa 600mila euro per il completamento dell’opera di ristrutturazione, che non comprende la riabilitazione di tutte le aree adiacenti alla fortezza pluricentenaria, sentieri, passaggi e versanti compresi. La strada è stata già riaperta, la cosa in realtà sembra essere molto più semplice di quello che si potrebbe pensare. Ma le valutazioni non si cambiano, e i soldi che servono sono proprio questi.

Bellissimo l’articolo del valsabbino Ubaldo Vallini, pubblicato un paio di settimane fa sul Giornale di Brescia, sulle tante promesse non mantenute. Che comincia così: “Se i destini dello sviluppo in chiave turistica della Valle Sabbia sono legati alla riqualificazione della Rocca d’Anfo, come amministratori e politici vanno ripetendo da almeno una decina d’anni, certo per la valle solcata dal fiume Chiese le cose non si stanno mettendo bene”. Nel silenzio.

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