Rifiuti e tangenti sulla via della BreBeMi: tutto da rifare

Un vizio di procedura fa ripartire (quasi) da capo il processo lombardo sulla realizzazione di alcuni tratti dell'autostrada BreBeMi: rifiuti pericolosi e scorie nascosti sotto il fondo stradale, ora il rischio prescrizione

Scorie industriali e rifiuti pericolosi. Nascosti sotto terra, utilizzati per realizzare il fondo autostradale della BreBeMi. Tra gli arrestati eccellenti anche Pierluca Locatelli, imprenditore bergamasco di Grumello del Monte, titolare dell’azienda che si sarebbe poi aggiudicata l’appalto: circa 34 chilometri di A35, in particolare tra i cantieri di Cassano d’Adda e Fara Olivara. L’inchiesta dei rifiuti e delle tangenti – inaugurata nel 2011 – aveva coinvolto tra l’altro anche il consigliere regionale Franco Nicoli Cristiani.

Sono passati quattro anni e il processo fa un salto indietro nel tempo. Facile dire tutto da rifare. Ma pare sia davvero così. Il pubblico ministero ha infatti accolto le istanze della difesa – gli imputati: Pierluca Locatelli, Giovanni Battista Pagani, Andrea Fusco, Egidio Grechi, Bartolomeo Gregori, Giorgio Oprandi, Walter Rocca e Angelo Suardi – che avrebbero contestato la mancata diffusione delle oltre 22mila pagine sequestrate dagli inquirenti proprio sui cantieri autostradali.

Fatture, bolle, documenti di trasporto: la storia di quei cantieri e di quelle strade. Un faldone non da poco, finito poi sui tavoli della Procura. Pagine che però non sarebbero mai state messe a disposizione degli avvocati della difesa, impedendo loro di preparare adeguata risposta alle accuse.

Si rischia di ricominciare da capo, dalle indagini preliminari. Per quella che a tratti sembrerebbe una dimenticanza, ma che se fosse davvero tale rischierebbe di mandare a monte anni di lavoro e di processi. Non tanto per il ‘pandan’ delle accuse, sempre lo stesso. Quanto piuttosto per i tempi stretti della prescrizione da una parte – ‘scade’ nel 2019 – e per i tempi lunghi della giustizia italica dall’altra. 

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