Tutti a caccia di metano nella Bassa: sono 46 i Comuni coinvolti

Il decreto Sblocca Italia libera i fondi per i progetti di ricerca e stoccaggio di metano nella Bassa Bresciana: un intervento da 800 km quadrati e che coinvolgerà ben 46 Comuni

Quattro progetti mastodontici, tra trivellazioni, perforazioni e stoccaggio. Tutti a caccia del metano nella Bassa Bresciana, a più di due anni dal primo grido d’allarme lanciato dai comitati ambientalisti. Quattro progetti che tutti insieme valgono più di 800 km quadrati, e che coinvolgono quasi una cinquantina di Comuni. Da Cazzago a Rovato, da Orzivecchi a Flero, da Capriano del Colle a Gottolengo.

A macchia d’olio, anche se in questo caso si parla di gas. La conseguenza diretta del decreto Sblocca Italia, che in terra bresciana quindi non ha funzionato come un acceleratore solo per quanto riguarda la TAV. Per non parlare dei vari metanodotti che già attraversano le Colline Moreniche, o ancora una volta la Bassa, vedi i passaggi ‘forzati’ in terra di Orzinuovi.

Dei quattro progetti di ricerca e stoccaggio il più sontuoso è forse quello targato Gdf Suez, che proprio a Capriano vorrebbe stoccare, a più di un chilometro di profondità, quasi 90 milioni di metri cubi di metano d’importazione. Uno stoccaggio che dovrebbe prevedere due ‘movimenti’ nell’arco di un anno, sei mesi di immissione e sei mesi d’estrazione.

In parallelo il metano lo si andrà pure a cercare, con richieste di concessioni che ‘ballano’ tra i 30 e i 40 anni. Il Progetto Sospiro, degli irlandesi della San Leon Energy, che da solo andrà a coprire 421 km quadrati, toccando nove Comuni di confine (Gottolengo, Fiesse, Gambara, Isorella, Milzano, Pavone Mella, Pralboino, Remedello e Seniga) andando però a sforare fuori provincia, anche a Cremona.

A seguire, il Progetto Scarpizzolo e il Progetto Lograto, che prende il nome dal suo presunto ‘epicentro’. Più di 110 km quadrati il primo, quasi 290 il secondo: e nel mezzo anche cinque Comuni (Corzano, Dello, Longhena, Mairano e Orzinuovi) che saranno interessati da una doppia perforazione. Con tutti i rischi del caso, già elencati da ambientalisti e comitati.

L’emissione dei fumi nocivi, oppure il rischio idrogeologico dovuto alle sollecitazioni continue. Per non parlare dei disagi a chi in quei paesi ci abita, e potrà davvero guardare la terra che viene bucata, dalla propria finestra.

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